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CANNES 2022 Quinzaine des Réalisateurs

Recensione: The Dam

di 

- CANNES 2022: Ali Cherri ha realizzato un'opera audace, esoterica ed esteticamente piacevole ambientata in una remota area del Nord Sudan al tempo del colpo di stato militare del 2019

Recensione: The Dam
Maher El Khair in The Dam

Il film d'esordio di Ali Cherri, artista visivo e regista nato a Beirut e residente a Parigi, The Dam [+leggi anche:
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intervista: Ali Cherri
scheda film
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, è una storia esoterica che vede protagonista un muratore che, nel tempo libero, costruisce un mostro di fango parlante nel nord del Sudan. Il film è un'allegoria, ma a volte il simbolismo è fangoso come il duro lavoro che l'operaio edile Maher (Maher El Khair) sta svolgendo alla diga di Merowe.

The Dam è un film a sé stante, anche se viene presentato come la terza parte di una trilogia. Le prime due parti, The Digger e The Disquiet, sono cortometraggi presentati in numerosi festival, tra cui IFFR e CPH:DOX. Il fatto di non aver visto questi lavori precedenti può aver aumentato la confusione di questo critico quando improvvisamente una struttura che Maher guida ogni notte per costruire inizia a parlare. L'uso della natura in questo modo ricorda il lavoro dello scrittore Alan Moore nei fumetti Swamp Thing, dove un parlamento di alberi risponde alla distruzione che l'uomo sta infliggendo alla Terra. È una svolta piuttosto inaspettata in un'opera presentata alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes, a cavallo tra cinema e galleria.

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All'inizio, il film sembra muoversi su un terreno più sicuro e familiare. Vediamo uomini africani al lavoro sotto il sole cocente. Il paesaggio è tagliato da una strada polverosa che sembra non finire mai, tra rocce bellissime e orizzonti mozzafiato. Qui, diversi uomini lavorano. La telecamera passa tra i corpi e i mattoni, che sembrano fondersi in una sola cosa. Il filmato mostra in dettaglio come vengono realizzati i mattoni di fango. È un enorme lavoro di squadra, ma c'è poca esposizione per rivelare cosa si sta costruendo e perché. Il sole si muove da est a ovest. Alla fine della giornata, gli uomini fanno il bagno nell'acqua. In questo momento, Cherri sposta l'attenzione su un uomo, Maher, che parla al telefono. È un momento raro in cui un segnale raggiunge questa terra apparentemente isolata. Eppure, nel mondo moderno e globalizzato, l'effetto di una farfalla che batte le ali altrove si avverte sempre. Alla radio, i notiziari parlano di rivolte e proteste per la leadership di Omar al-Bashir, deposto dal potere con un colpo di stato militare nel 2019. Una volta terminata la telefonata, Maher si rifiuta di fare il bagno con i suoi colleghi e salta su una moto presa in prestito. seguire il suo viaggio è come osservare dei quadri, dove ogni fotogramma potrebbe essere ritagliato e appeso alla parete di una galleria d'arte. Ma quando arriva a destinazione, il film si trasforma e cominciano a emergere idee sul posto dell'uomo nell'universo e sulla natura che riprende il controllo della Terra.

The movie demonstrates how man's action causes nature to respond. As the protest gets quashed, the words spoken by this strange CGI concoction seem to change and encourage Maher to take his destiny into his own hands. He also wants revolution and to escape from his slave labour. Without any other means at his disposal, violence seems to be his only option. There is a suggestion that Maher must unblock the dam that exists metaphorically within him, and physically in the outside world. Yet the delivery of the film is so opaque that it leaves room for many interpretations, which is both The Dam's strength and its weakness.

The Dam è una coproduzione tra Francia, Sudan, Germaniae Serbia KinoElectron, Galerie Imane Farès, Twenty Twenty Vision, Trilema Films e DGL Travel HQ. Le sue vendite internazionali sono gestite da Indie Sales.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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