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CANNES 2022 Concorso

Recensione: Tori et Lokita

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- CANNES 2022: Jean-Pierre e Luc Dardenne tornano ai fondamentali del loro cinema con una storia estremamente essenziale che ruota attorno a due bambini lasciati indietro

Recensione: Tori et Lokita
Alban Ukaj, Pablo Schils e Joely Mbundu in Tori et Lokita

Per questa nona selezione in concorso al Festival di Cannes, Jean-Pierre e Luc Dardenne, due Palme d'Oro per Rosetta e L’Enfant [+leggi anche:
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trailer
intervista: Luc & Jean-Pierre Dardenne
scheda film
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, tornano con un film incisivo, che si iscrive nella fascia alta della loro impressionante filmografia.

Lokita ha 16 anni. È fuggita dal Benin per raggiungere il Belgio. Ma da cosa è fuggita esattamente? Questo mondo, questa vita che si è lasciata alle spalle, questi punti di riferimento, le sue speranze, questi rischi che ha sopportato, a cui è sopravvissuta, sono sufficienti per farle ottenere un permesso di soggiorno? No, non oggi, non qui, non in Europa. Così Lokita cerca la storia che le permetterà di restare, di sperare in una nuova vita. Si aggrappa a Tori, un ragazzino con il quale ha condiviso le vie dell'esilio, cacciato da casa sua perché sospettato di stregoneria. Un bambino abbandonato, rifiutato, con il quale sviluppa un rapporto fraterno, una sorta di rifugio sia per affrontare il presente che per pensare al futuro.

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I due giovani elaborano una storia fittizia alimentata dai sentimenti reciproci, che permetta loro di continuare il loro viaggio insieme. Insieme scrivono un futuro, un futuro modesto in cui Lokita seguirà una formazione come collaboratrice domestica, e che le consentirà di prendersi cura di Tori. A meno che non sia Tori, con la sua determinazione e la sua testardaggine, a prendersi cura di Lokita.

Ma niente è semplice. La vicenda immaginata da Tori e Lokita vacilla quando quest'ultima viene sottoposta agli interrogatori del ministero degli Esteri. E i soldi sperati verranno presto inghiottiti dal rimborso dei debiti e dalle promesse di donazioni fatte alla famiglia rimasta a casa. Da soli contro tutti, Tori e Lokita esplorano tutti i modi possibili per pagare quello che devono e per restare insieme. Lokita si spinge fino ad accettare la proposta di un ristoratore spacciatore senza scrupoli, che la confina in un capannone dismesso, in assoluta solitudine, con il compito di prendersi cura di una piantagione di cannabis.

Lei è la giardiniera, colei che "seppelliamo", che nascondiamo agli occhi del mondo. Separata da Tori, sottoposta al ricatto sessuale di Betim (Alban Ukaj) che le promette documenti falsi, viene rinchiusa, isolata, sfruttata. Dal canto suo, Tori non può permettersi di perdere colei che è diventata la sua ancora, il suo nuovo paese. Manovra abilmente per ritrovarla, inventandosi anche un traffico di droga che precipiterà i due giovani in un precipizio infernale.

Tori e Lokita, interpretati da due giovani esordienti, Pablo Schils e Joely Mbundu, sono al contempo i due eroi del film dei Dardenne, e tutti i bambini, tutte le giovani donne, tutti gli esiliati e tutte le migranti. Sono quelli che sono messi a tacere, ignorati, nascosti. Coloro il cui sogno di una nuova vita infastidisce la gente.

I registi tornano con questo film a un cinema essenziale, il più vicino possibile ai loro due protagonisti, sposando i loro movimenti, la fuga permanente di Tori e la resistenza di Lokita. Un cinema del gesto, con pochi slanci narrativi ma teso all'estremo, 90 minuti di intensità drammatica che nasce da pochi sguardi, una canzone, e un'arte consumata del finale, un finale schiacciante, che arriva a rivendicare la portata politica del film, l'impegno dei registi quando si tratta di mettere in discussione il nostro rapporto con gli altri. Il film si conclude con un grido, un appello, un gesto artistico, un appello fittizio a rivedere le nostre politiche migratorie e (ri)svegliare le nostre coscienze. Un racconto drammatico, una parabola, un thriller umano e sociale sulle ingiustizie fondamentali, economiche, sociali e razziali che sono al centro del nostro presente.

Tori et Lokita è prodotto da Les Films du Fleuve (Belgio) e Archipel 35 (Francia), ed è coprodotto da Savage Film. Il film è venduto da Wild Bunch.

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(Tradotto dal francese)

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