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Recensione: The Killing of a Journalist

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- Il documentario investigativo di Matt Sarnecki sull'omicidio del giornalista Ján Kuciak esplora gli effetti della corruzione in Slovacchia, rispecchiando molte autoproclamate democrazie

Recensione: The Killing of a Journalist

Il nuovo documentario di Matt Sarnecki, The Killing of a Journalist, nato negli Stati Uniti e residente a Bucarest, presentato in anteprima mondiale a Hot Docs, affronta l'omicidio del giornalista slovacco Ján Kuciak e della sua fidanzata, Martina Kušnírová, avvenuto nel 2018. Oltre a fornire un incredibile accesso, questo documentario investigativo esplora come l'intreccio tra criminalità organizzata, governo corrotto, sistema legale e forze dell'ordine possa praticamente definire la vita in un Paese europeo nominalmente democratico.

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La protagonista principale è la collega di Kuciak del sito web Aktuality.sk, Pavla Holcová, che ha lavorato insieme a lui per scoprire i legami tra i più alti funzionari e l'oligarca Marian Kočner, e con la mafia calabrese della 'Ndrangheta. Oltre a lei, Sarnecki intervista altri giornalisti, sociologi, le famiglie e gli avvocati della coppia assassinata, ma anche l'avvocato di Kočner.

Kočner risulta essere la figura centrale che, di fatto, ha governato il Paese fino a quando non è stato arrestato pochi giorni dopo l'omicidio per frode finanziaria. Tipico e violento oligarca degli anni novanta, con auto appariscenti, catene d'oro e iPhone personalizzati, ha portato il suo potere fino all'epoca dell'adesione all'UE di una delle economie di maggior successo dell'Europa orientale negli anni 2000, almeno sulla carta. Le cose erano marce all'interno, ed è esattamente quello che Andrej Kiska, il presidente dell'epoca, ha detto nel suo (discutibilmente onesto) discorso alla nazione subito dopo l'omicidio, prendendo le distanze dal Primo Ministro Robert Fico, dal Ministro degli Interni Róbert Kaliňák e dal capo della polizia Tibor Gašpar.

Nel giro di sole due settimane dall'omicidio, spinti dalle crescenti manifestazioni pubbliche, Fico e Kaliňák si dimisero, ma Gašpar resistette per altri due mesi. Già allora, però, le cose non erano affatto finite: non era facile dimostrare i legami con la criminalità organizzata e il sistema giudiziario era popolato da procuratori e giudici sotto il controllo di Kočner. Tuttavia, Holcová ricevette da una fonte anonima della polizia 70 TB di documenti, tra cui le e-mail e i tabulati telefonici di Kočner.

Grazie alle telecamere a circuito chiuso installate in tutte le città slovacche, non è stato difficile trovare chi ha sparato, l'autista e l'intermediario. Un incredibile video di ricostruzione ci mostra l'assassino che ripercorre i suoi passi con la polizia, dimostrando e spiegando come ha ucciso la coppia. In un video di testimonianza, l'intermediario patteggia e affronta il presunto mandante dell'omicidio: una donna vicina a Kočner, che fungeva da trappola per i politici che occupavano posizioni di rilievo.

Nonostante tutte le prove, non è ancora certo che Kočner venga dichiarato colpevole. Ma questa suspense passa in secondo piano rispetto all'esplorazione di quanto profonda fosse la corruzione nel governo. Sarnicki ne fa un caso eccellente attraverso interviste approfondite che si intrecciano con una storia avvincente assemblata dal montatore Janus Billeskov Jansen.

Quando Fico vuole rispondere alla dichiarazione di Kiska, chiede: "Perché il presidente ha incontrato George Soros a New York nel 2017?". Questo a seguito dello spettacolo che ha messo in scena per la stampa, mettendo sul tavolo un milione di euro in contanti in cambio di informazioni sull'assassino. La pura arroganza di un funzionario e il suo distacco dalla realtà saranno familiari ai cittadini di paesi come Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Serbia, ma il punto del film e il modo in cui ci arriva funzioneranno per chiunque nel mondo.

The Killing of a Journalist è una coproduzione tra Final Cut for Real e Go Fat Productions (Danimarca), e Frame Films (Repubblica Ceca), e Organised Crime and Corruption Reporting Project. Cinephil ne possiede i diritti internazionali.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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