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SOLETTA 2022

Recensione: LUX

di 

- Il primo film del duo svizzeri formato da Raphaël Dubach e Mateo Ybarra mette in luce i paradossi dell’esercito fra omologazione virile e bisogno d’evasione

Recensione: LUX

In concorso nella sezione Opera Prima delle Giornate di Soletta 2022 che raggruppa il meglio del cinema svizzero in divenire, il primo film del giovane duo di registi svizzeri formato da Raphaël Dubach e Mateo Ybarra, LUX, ci racconta il dietro le quinte di una gigantesca e fittizia operazione anti terroristica che ha mobilitato niente meno che mille cinquecento militari fra i quali molti giovani reduci dalla scuola reclute.

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Per cogliere fino in fondo il significato di un film come LUX è necessario fare una parentesi riassuntiva (presente all’inizio del film attraverso qualche breve ma incisiva precisazioni) su ciò che rappresenta in Svizzera l’esercito e più in particolare la scuola reclute obbligatoria per ogni maggiorenne di sesso maschile e facoltativa per quelle di sesso femminile. Anche se una tale obbligatorietà in una nazione reputata per la sua neutralità sembra alquanto strana, ciò che l’esercito rappresenta per i cittadini rossocrociati va ben al di là della minaccia di un conflitto armato. La scuola reclute, da dove tutto ha inizio, e le conseguenti e regolari mobilitazioni che seguono, aspirano ad assicurare la protezione e la regolamentazione del territorio più che, ovviamente, a concepire manovre militari bellicose. L’esercito si trasforma allora in una gigantesca macchina creatrice di ordine e virilità atta a forgiare lo spirito e il corpo di ogni maschio e delle poche femmine (qui il discorso binario è pressoché d’obbligo) pronti a difendere la propria madre patria. È in questo contesto difensivo tinto d’eroica virilità che l’operazione LUX dev’essere situata.

La simulazione che necessita la mobilitazione immediata dell’esercito durante dieci giorni e che, come il film stesso, ha il nome in codice LUX, si è svolta nel 2019 in risposta al possibile (se pur remoto) attacco da parte di un gruppo terrorista anticapitalista (il Global Liberation Front) di Ginevra e il suo aeroporto. Ciò che LUX mette in scena è lo svolgersi di un gioco sovradimensionato le cui pedine sono delle persone in carne ed ossa.

Per il loro primo film autoprodotto (vincitore nel 2020 del SRG SSR Award nella sezione svizzera del concorso The Films After Tomorrow del Locarno Film Festival – leggi la news – e presentato in prima mondiale al Thessaloniki Documentary Festival 2021), Mateo Ybarra e Raphaël Dubach non hanno scelto un tema facile e questo per una semplice ragione: l’esercito con le sue regole spesso incomprensibili e le sue manie di grandezza non è certo ciò che di più eccitante si possa rappresentare sul grande schermo. Eppure, grazie alla ricchezza formale delle loro immagini che riescono a catturare l’inaspettato, i piccoli ma significativi scarti rispetto ad una norma che sembra soffocare tutto e ad un’ironia sottile e pungente, i due registi riescono a trasformare la banalità in poesia. Grazie ai commenti banalmente comici sussurrati fra commilitoni durante un’esercitazione dai toni marziali, ai primi piani sui visi più distratti che illuminati da un orgoglio patriottico e alla musica elettronica ed ipnotica che ricorda i tipici film di fantascienza, il documentario si trasforma in commedia della vita stessa fra libertà individuale ed omologazione.

Se la gigantesca operazione LUX mira a “dare credibilità all’apparato militare”, lo sguardo attento e malizioso dei registi sembra a volte andare nella direzione opposta. I muri rosa che ironicamente fanno da sfondo alle prime immagini del film così come i numerosi momenti morti in cui le reclute devono ammazzare il tempo sbirciando a volte il telefonino o acchiappando istintivamente una mosca reperita su un muro, ci mostrano che la poesia e l’ironia si nascondono nei posti più impensabili ridando colore anche alle realtà più grigie. LUX è un film apparentemente discreto che nasconde però al suo interno, come la Svizzera stessa, delle vere ed inaspettate chicche.

LUX è prodotto e distribuito all’internazionale da Jeunes Sauvages (casa di produzione dei registi stessi).

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