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FILM / RECENSIONI Belgio

Recensione: L’Empire du Silence

di 

- Thierry Michel ricostruisce quasi trent'anni di un dramma che si svolge in uno dei paesi più ricchi del mondo, dove la popolazione è tra le più povere

Recensione: L’Empire du Silence

All'inizio degli anni '90, Thierry Michel si reca in Congo per filmare i problemi che lacerano Kinshasa. Molto presto, sviluppa per il Congo un interesse come regista che dà vita a una dozzina di film, che esplorano la storia e la geografia, l'industria e la politica di questo paese vasto come l'Europa, una vera e propria gioielleria a cielo aperto, le cui risorse vengono saccheggiate instancabilmente, decennio dopo decennio. Lì ha girato Mobutu, Roi du Zaïre, Congo River [+leggi anche:
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, Katanga Business [+leggi anche:
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, e nel 2016, L’Homme qui répare les femmes: la colère d’Hippocrate [+leggi anche:
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, un film durante il quale incontra un uomo che cambierà la sua visione del Congo: il dottor Mukwege.

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Quest'ultimo si batte in particolare per far riconoscere la violenza contro le donne come crimine di guerra, e ci riesce. Nel 2018 ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per la sua azione. Questo compagno di viaggio avverte il regista. Se con il primo film hanno contribuito a dare voce alle vittime, è giunto il momento di denunciare i carnefici, noti a tutti, i cui nomi circolano di nascosto. È anche tempo di porre fine all'impunità. Così con il suo nuovo documentario L’Empire du Silence [+leggi anche:
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, che uscirà mercoledì 19 gennaio in Belgio distribuito da Cinéart, Thierry Michel torna in Congo, con l'obiettivo di allertare la comunità internazionale, e di far parlare le vittime, innumerevoli, quelle che si nascondono nel profondo della foresta. Con l'obiettivo di far crollare l'impero del silenzio.

Il film risale il corso della storia, una storia che zoppica e si ripete. Una storia che inizia nel 1994 in seguito al conflitto ruandese, quando i responsabili dei genocidi si rifugiarono in Congo e si mescolarono alle popolazioni civili sfollate dall'altra parte del confine. Inizia la tragedia congolese, un susseguirsi di massacri che progressivamente si diffondono in tutto il Paese, al ritmo di colonne di profughi, popolazioni cacciate dai conflitti, iniziati prima da potenze straniere, poi perpetuati da ribelli e soldati congolesi. Il susseguirsi di carneficine e la compiacenza dei poteri in atto, qualunque essi siano, fanno girare la testa. Il film mette in evidenza come gli ex miliziani criminali siano integrati nell'esercito, questo ha persino un nome: il rimescolamento. La corruzione e l'indifferenza sono all'opera a livello nazionale.

Ma ciò che il film cerca anche di evidenziare è l'inerzia della comunità internazionale di fronte all'orrore. Negli anni i testimoni si susseguono. L'ONU ha istituito una forza speciale incaricata di mantenere la pace, un termine davvero ironico quando ti rendi conto dello stato di guerra permanente in cui vive il paese. A questa impotenza dei soldati dell'ONU si aggiunge lo scandalo del rapporto Mapping, che elenca le stragi e i nomi dei criminali, ma che rimane "ammuffito in un cassetto", per usare le parole del dottor Mukwege.

Documentario in prima persona, L’Empire du Silence, percorre il Congo, nel tempo e nello spazio, mappa la scena di una tragedia con accenti shakespeariani, ne introduce gli spettri e i fantocci, e si distingue per le sue immagini scioccanti, tratte da filmati d'archivio raccolti dal regista, che fanno luce sull'inimmaginabile. Il film funge da memoriale e serve ad alimentare la ribellione, con l'obiettivo di risvegliare le coscienze e contribuire a mettere fine al regno dell'impunità.

L’Empire du Silence è prodotto da Les Films de la Passerelle, e dopo la sua uscita in Belgio, sarà distribuito in Francia il 16 marzo da JHR Films.

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(Tradotto dal francese)

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