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FESTIVAL / PREMI Italia

Il 20° RIFF - Rome Independent Film Festival alza il sipario

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- L’appuntamento romano con il cinema indipendente contemporaneo, in programma dal 18 al 26 novembre, propone 95 opere da tutto il mondo e un focus sulla Polonia

Il 20° RIFF - Rome Independent Film Festival alza il sipario
La santa piccola di Silvia Brunelli

Parte oggi con la proiezione di pre-apertura di La santa piccola [+leggi anche:
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, l’opera prima di Silvia Brunelli presentata all’ultima Mostra di Venezia, la 20ma edizione del RIFF - Rome Independent Film Festival, in programma dal 18 al 26 novembre al Nuovo Cinema Aquila e al Cinema Troisi. Il menù del tradizionale appuntamento romano con il cinema indipendente contemporaneo, diretto da Fabrizio Ferrari, include quest’anno 95 opere in concorso tra lungometraggi, documentari e corti, provenienti da Italia, Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna, Portogallo, Brasile, Argentina, Cile, Usa, Canada, Burkina Faso, Libano, con 21 anteprime mondiali, 9 anteprime europee e 45 anteprime italiane, oltre a un fitto programma di eventi collaterali, incontri e masterclass.  

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Corruzione, pandemia, sport, malattia mentale, schiavitù, razzismo, la vita dopo la prigione, la rivoluzione dei garofani in Portogallo, la storia del centro di Roma, sono alcuni dei temi affrontati nei film in programma (in parte visibili anche nella sala virtuale di MYmovies.it), con una particolare attenzione verso il genere thriller. Il concorso lungometraggi è composto da 8 titoli; tra questi, Governance [+leggi anche:
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di Michael Zampino, Fino ad essere felici di Paolo Cipolletta e lo psycho-thriller ambientato durante il lockdown The Grand Bolero di Gabriele Fabbro; e poi ancora, il tedesco Future Is a Lonely Place di Martin Hawie & Laura Harwarth, lo spagnolo Mía & Moi [+leggi anche:
intervista: Borja de la Vega
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di Borja de la Vega e Dear Ones [+leggi anche:
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intervista: Grzegorz Jaroszuk
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di Grzegorz Jaroszuk (Polonia/Repubblica Ceca).

Sono 13 i documentari in concorso. Tra i titoli in programma, From My House in Da House di Giovanni La Gorga & Alessio Borgonuovo, racconto in chiave ironica degli ultimi trent’anni del centro di Roma; Sue di Elisabetta Larosa, storia di tre donne che sono uscite dallo stato di schiavitù riacquistando la propria dignità; A Declaration of Love di Marco Speroni, su un uomo dichiarato innocente e rilasciato dopo 22 anni trascorsi nel braccio della morte; Clown's Planet di Hector Carré, sui clown attivisti dai campi profughi in Palestina agli orfanotrofi in Russia.

Tra gli eventi speciali si segnala il Focus sulla Polonia, dedicato a Krzysztof Kieślowski, a 80 anni dalla sua nascita e 25 dalla sua scomparsa, con opere anche di registi più recenti. E poi, la proiezione di Hava, Maryam, Ayesha [+leggi anche:
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della regista afghana Sahraa Karimi, in cui tre donne di Kabul, di diversa estrazione sociale, devono affrontare per la prima volta la vita da sole; le masterclass con il direttore della fotografia ungherese Gergely Poharnok, quattro volte vincitore del Premio HSC - Kodak Cinematographer, e con la regista di documentari croata Anja Strelec; il Love & Pride Day: il valore della diversità, una giornata che per il terzo anno consecutivo il festival dedica ai titoli a tematica LGBT, dove fra gli altri si potrà vedere Miguel’s War [+leggi anche:
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di Eliane Raheb, vincitore del Teddy Award alla Berlinale 2021.

Il film di chiusura di quest’anno sarà, fuori concorso, Addio al nubilato [+leggi anche:
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di Francesco Apolloni, che torna al RIFF vent’anni dopo aver presentato il suo primo lungometraggio, Fate come noi.

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