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FESTIVAL DEL CINEMA SLOVENO 2021

Recensione: Bitch, a Derogatory Term for a Woman

di 

- La millennial protagonista del film di Tijana Zinajić lotta con motivazioni, ispirazioni e mestruazioni

Recensione: Bitch, a Derogatory Term for a Woman
Jure Henigman e Liza Marijina in Bitch, a Derogatory Term for a Woman

Nel campo delle scienze sociali sono già emerse molte teorie sui millennial: chi sono (generalmente), cosa vogliono (generalmente) e come vivono (generalmente), molte di queste avanzate dagli stessi membri della generazione in questione. Molte di queste teorie si basano sull'affermazione che i giovani di oggi hanno meno opportunità e più distrazioni rispetto alle generazioni precedenti, quindi hanno bisogno di più tempo per capire la vita e trovare la propria voce autentica. Dal punto di vista cinematografico, i millennial hanno trovato la loro voce artistica con ritmi diversi a seconda del contesto nazionale e culturale. Per i giovani sloveni appassionati di cinema, la vittoria schiacciante di Bitch, a Derogatory Term for a Woman di Tijana Zinajić al 24° Festival del cinema sloveno (leggi la news) potrebbe essere una buona notizia, giacché questo film può essere descritto come una commedia drammatica energica, a volte frenetica, sui millennial.

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La nostra protagonista, Eva (Liza Marijina, conosciuta per Half-Sister [+leggi anche:
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), non se la passa molto bene: beve, fuma e impreca molto, e ogni tanto si droga. Fatica a trovare la motivazione per svolgere il suo lavoro in una libreria specializzata in romanzetti rosa e l’ispirazione come pittrice alle prime armi. La sua migliore amica e coinquilina Nina (Anuša Kodelja) sta per concretizzare la sua minaccia di emigrare a Berlino, cosa che ha in programma da anni. L'altro suo migliore amico e coinquilino, di cui è segretamente innamorata, il piccolo trafficante di erba, filosofo e critico d'arte da divano Blaž (Tosja Flaker Berce), ha una relazione intermittente con Mateja (Lea Cok), che il resto della banda trova stupida. Eva ha anche una relazione con il mentore del suo gruppo di pittura, Jakob (Jure Henigman, deliziosamente viscido), il quale è sposato. Lei e i suoi coinquilini stanno per essere sfrattati dal loro appartamento perché non pagano l’affitto, e per di più, il suo ciclo è in ritardo apparentemente senza motivo. Riuscirà mai a muoversi dal punto in cui sembra essersi bloccata?

Nella sua sceneggiatura fluida, Iza Strehar cerca di dipingere la confusione nella vita di una (stereo)tipica millennial, cercando anche di far ridere estraendo situazioni particolari direttamente dalle sitcom e inserendo la parola con la B del titolo in quasi tutti i dialoghi. Non tutte le battute appaiono organiche o funzionano così bene, ma movimentano il racconto. Da parte sua, Tijana Zinajić fa del suo meglio per sfoggiare un’estetica da videoclip musicale impiegando una scenografia e dei costumi sorprendenti, rispettivamente di Neža Zinajić e Matic Hrovat. In alcune occasioni la regista sembra portare l’intero film nel territorio del videoclip, ma i contrasti (voluti) con le parti più oscure non funzionano molto bene.

La migliore risorsa del film è sicuramente la performance di Liza Marijina. Dimostra un buon istinto recitativo, specialmente quando le viene chiesto di alzare il registro emotivo da 0 a 100, ed è anche molto abile nella sua interazione con gli altri membri del cast.

Tuttavia, le capacità interpretative qui dimostrate sono considerevolmente superiori ai rischi che la sceneggiatrice Strehar e il regista Zinajić si sono assunti. Il risultato è che Bitch, a Derogatory Term for a Woman sembra l'ennesimo film su persone presumibilmente intelligenti che fanno cose stupide perché si sentono in un'impasse esistenziale. Ma in un contesto sloveno, questo film rivolto a un pubblico giovane appare comunque una ventata di aria fresca.

Bitch, a Derogatory Term for a Woman è una produzione slovena di December, coprodotta da RTV Slovenia, Gustav Film e A Atalanta. Il film è supportato dallo Slovenian Film Centre.

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(Tradotto dall'inglese)

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