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SAN SEBASTIAN 2021 Concorso

Recensione: El buen patrón

di 

- Javier Bardem e Fernando León de Aranoa ci fanno ridere in modo brillante con una commedia nera costruita con solidità e ritmo frenetico sulle miserie del mondo del lavoro

Recensione: El buen patrón
Javier Bardem e Celso Bugallo in El buen patrón

Ancora risuonano le risate che quella follia intitolata Loving Pablo [+leggi anche:
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provocò tre anni fa: era la seconda collaborazione tra il regista Fernando León de Aranoa e l'attore Javier Bardem dopo il successo di Los lunes al sol [+leggi anche:
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(2002), film che mostrava la vita quotidiana di un gruppo di disoccupati. Come è stato ben detto, El buen patrón [+leggi anche:
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è l'altra faccia della medaglia di quel film con cui questo duo artistico ottenne una pioggia di riconoscimenti. Ora, il lungometraggio il cui titolo è in cima a questa recensione è in lizza per la Conchiglia d'Oro al 69° Festival di San Sebastian, con buone possibilità – se la giuria, superando una cattiva abitudine radicata, non discrimina il genere a cui appartiene – di vincere premi per la migliore interpretazione (l’attore premio Oscar per Non è un paese per vecchi torna a incarnare un personaggio affascinante e disgustoso allo stesso tempo) e per la sceneggiatura.

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Perché León de Aranoa è, soprattutto, un grande narratore, come ha dimostrato in lavori precedenti, alcuni massacrati dalla critica per una sua certa tendenza alla solennità e anche al kitsch; ma come dimenticare la brillante sinossi del suo film d'esordio, Familia, su quel disgraziato che assume attori per interpretare la sua stirpe ideale? Anche qui torna il concetto di casa, anche se trasferito nell'ambiente di lavoro genuinamente capitalista, dove il padrone del titolo agisce come un padre onnipotente che non esita a superare qualsiasi limite... per il bene della sua azienda.

Ecco perché lo sceneggiatore-regista, andando alla prima pagina di ogni buon manuale di sceneggiatura (classica), seppellisce il suo protagonista sotto una montagna di conflitti: Blanco (Bardem), proprietario di una fabbrica di bilance, è nei guai fino all’osso, proprio alla vigilia dell'arrivo nella sua fabbrica di una commissione incaricata di assegnare un premio per l'eccellenza, che lui aspira ad appendere su quella parete della sua villa con piscina dove già brillano molti altri trofei.

Oltre ad avere un cast perfettamente oliato (dove spiccano dall'onnipresente Manolo Solo alla sempre magnifica Sonia Almarcha, attualmente nelle sale con Las consecuencias [+leggi anche:
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, passando per Almudena Amor, rivelazione di questo festival di San Sebastian, visto che è lei la protagonista di La abuela [+leggi anche:
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intervista: Paco Plaza
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di Paco Plaza, anch’esso in sezione ufficiale), El buen patrón funziona come una perfetta macchina da commedia, nera e caustica, selvaggia e critica sul mondo che ci sfrutta. La sua magia, tono e potere, sta nel criticare i meccanismi poco etici del neoliberismo – con le sue servitù e gerarchie – provocando un fiume di risate grazie ad alcuni dialoghi sublimi, con battute che farebbero invidia a Groucho Marx (quelle sulle sovvenzioni al cinema e sul biberon sono da togliersi il cappello). E anche se León de Aranoa si impantana un po' con così tanti doppi sensi e metafore, una commedia satirica, con un ritmo diabolico, in questo momento della nostra vita così dedito al catastrofismo, all'intensità e alla tristezza, è più che benvenuta.

El buen patrón (film pre-selezionato, insieme ad altri due, per rappresentare la Spagna ai prossimi Oscar) è una produzione di Reposado e The Mediapro Studio. Lo vende all’estero la francese mk2 Films, e uscirà in Spagna il 15 ottobre con TriPictures.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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