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TORONTO 2021 Platform

Recensione: Arthur Rambo

di 

- Laurent Cantet analizza con la consueta sottigliezza le diverse sfaccettature dell'identità, attraverso il tema degli sfoghi offensivi sui social e il racconto di una caduta

Recensione: Arthur Rambo
Rabah Naït Oufella (centro) in Arthur Rambo

"Ti rendi conto di quello che hai scritto, almeno? I messaggi che escono sono terribili!", "Ho più di 200.000 follower e nessuno mi ha mai detto niente", "La provocazione va di moda", "Non possiamo difendere l'indifendibile". Nell'universo parallelo dei social network, che sono diventati un carburante di notizie quasi incontrollabile e uno spazio in cui si scontrano opinioni di una violenza deleteria aggravata dal potenziale anonimato, si intrecciano nell'anarchia più totale libertà di espressione, cultura dello scontro e diffusione dell'odio. Laurent Cantet si tuffa nel cuore della complessità di questo vortice ultra contemporaneo con Arthur Rambo [+leggi anche:
trailer
intervista: Laurent Cantet
scheda film
]
(l'ottavo lungometraggio del cineasta francese, Palma d'oro nel 2008), presentato nel concorso Platform del 46° Festival di Toronto (e ora diretto al 69° Festival di San Sebastian).

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Il regista studia questo tema affascinante minuziosamente e con la consueta intelligenza, evitando accuratamente i preconcetti (cosa non scontata quando si trattano temi in cui il giudizio morale istintivo è il riflesso più naturale), introducendo sottili variazioni, ma dando all'insieme un ritmo intenso (nell’arco di 48 ore) attraverso il percorso emblematico di un giovane uomo in piena ascesa sociale i cui lati Dr. Jekyll e Mr. Hyde emergono alla luce del sole in un'atmosfera burrascosa. Uno specchio tossico individuale che è anche il riflesso distorto di varie fratture reali che attraversano la società francese.

30.000 copie sugli scaffali, altre 15.000 a seguire e una ristampa in attesa: in libreria da qualche settimana, il romanzo Débarquement di Karim D. (un bravissimo Rabah Naït Oufella) è il fenomeno del momento, poiché propone uno sguardo nuovo e pertinente sulle periferie, l'immigrazione e l'integrazione. Beniamino dei media, il giovane prosegue nei circoli letterari parigini un'ascesa verso la fama cominciata con la sua popolare web TV. Ma mentre lo si festeggia e gli si aprono anche le porte del cinema, arriva l’uragano. Centinaia di tweet razzisti, antisemiti, omofobi, misogini, ecc. di abietto umorismo nero che ha postato negli anni precedenti con lo pseudonimo di Arthur Rambo riaffiorano all’improvviso, scatenando crescenti reazioni a catena di condanna, nonché di sfruttamento politico, dalla sua fanbase ai principali media nazionali. In piena tempesta, Karim D. dovrà rispondere al suo editore, ai suoi amici parigini, ai suoi parenti di periferia, alla sua famiglia, ai suoi ammiratori che si sentono traditi, e soprattutto a se stesso, alla domanda alla base di tutto: perché?

Liberamente ispirato alla storia del cronista radiofonico Mehdi Meklat, la sceneggiatura intessuta da Laurent Cantet, Fanny Burdino e Samuel Doux esplora metodicamente tutte le ramificazioni della doppia personalità di questo Icaro che si brucia le ali nella ricerca di notorietà e clamore, spinto dall’ambizione di attraversare rigidi confini sociali. Bilanciando molto abilmente (cosa non scontata) la netta disapprovazione del contenuto degli odiosi tweet con un minimo di empatia per il protagonista, il film (diretto con sobria moderazione e sfruttando molto efficacemente l’iniezione di testi e suoni) posa uno sguardo molto istruttivo su un percorso catartico che simboleggia perfettamente la natura caotica della vita moderna, al crocevia tra rullo compressore univoco e proliferazione disorientante.

Prodotto da Les Films de Pierre, e coprodotto da Memento Films Production e da France 2 Cinéma, Arthur Rambo è venduto nel mondo da Playtime.

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(Tradotto dal francese)

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