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VENEZIA 2021 Fuori concorso

Recensione: Il bambino nascosto

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- VENEZIA 2021: L’amicizia tra un maestro di piano napoletano e un giovanissimo camorrista in fuga nel nuovo film di Roberto Andò tratto da un suo libro

Recensione: Il bambino nascosto
Silvio Orlando e Giuseppe Pirozzi in Il bambino nascosto

E’ un incontro-scontro tra due mondi quello che si consuma ne Il bambino nascosto [+leggi anche:
trailer
intervista: Roberto Andò
scheda film
]
di Roberto Andò, tra due educazioni, quella criminale e quella musicale, tra due culture, quella della violenza e quella dei libri. Andò ha tratto dal suo libro omonimo, fatto uscire nel 2020, il film fuori concorso che chiude l’edizione 2021 della Mostra di Venezia.

Protagonista è Gabriele Santoro, interpretato con convinzione e malinconia da Silvio Orlando, titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio. Santoro ha scelto di vivere a Forcello, un quartiere popolare e “difficile” di Napoli, dove tutti lo chiamano “il maestro”. In un momento di distrazione, si intrufola nel suo appartamento un bambino di 10 anni vicino di casa. Ciro (Giuseppe Pirozzi), così si chiama, è in fuga dalla sua stessa famiglia, in particolare dal padre camorrista (Sasà Striano). Ha commesso un errore irreparabile, scippando assieme ad un amico la madre di un potentissimo boss che regna su mezza Napoli. La donna è caduta e ora giace in coma in un letto d’ospedale. Per salvaguardare l’intera famiglia, il padre di Ciro vuole consegnare il figlio responsabile (“lui è già morto, dobbiamo pensare ai vivi”).

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Il siciliano Andò, colto e raffinato regista d'opera e teatrale, prima ancora che di cinema, sceneggiatore e scrittore, racconta del rapporto paterno che si instaura tra un uomo che ha tagliato ogni contatto con il mondo esterno, suona il Träumerei di Robert Schumann e recita le poesie di Kavafis a memoria, e un bambino a cui hanno insegnato a non provare sentimenti. All’inizio prevale il sospetto e la diffidenza reciproca. Poi il maestro fa una scelta, nascondere e proteggere il bambino anche a costo della propria incolumità. Muovendosi nell’appartamento del vecchio palazzo pieno di libri e spartiti, nel centro del quale campeggia il grande pianoforte a coda, il bambino è un piccolo lupo disperato che fa il duro per nascondere la grande fragilità. Minacciato da un suo ex allievo ora affiliato alla camorra (Lino Musella), che però non vuole tradire il suo antico maestro, Santoro chiede consiglio al fratello magistrato (Gianfelice Imparato) che gli intima di lasciar andare il ragazzino, poi incontra l’anziano padre ex giudice (Roberto Herlitzka) che lo pone di fronte alla scelta tra la legge e l’amore. Quando si viene a sapere che l’altro ragazzo che ha commesso lo scippo è stato ucciso, il maestro pensa di opporsi alla violenza con la violenza, poi non ha più dubbi, bisogna fuggire dalla quelle macerie umane, salvare il ragazzo.

Il film ha l’andamento di una sonata al piano, lento e solenne, con momenti di grande intesa tra i due protagonisti, un dramma delicato ed emblematico di quel confronto a cui accennavamo all’inizio, che oggi si consuma a tutte le latitudini.

Il film è una produzione Italia-Francia di Bibi Film Tv con Rai Cinema e Agat Films. La distribuzione internazionale è di Rai Com.

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