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VENEZIA 2021 Settimana Internazionale della Critica

Recensione: Mother Lode

di 

- VENEZIA 2021: Il film di Matteo Tortone è profondo e spietato come le miniere delle Ande peruviane dove va a cercare lavoro Jorge, un giovane di Lima

Recensione: Mother Lode
José Luis Nazario Campos in Mother Lode

Un bianco e nero nitidissimo, puro, profondo e spietato caratterizza Mother Lode [+leggi anche:
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intervista: Matteo Tortone
scheda film
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, film di Matteo Tortone in concorso alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia. Profondo e spietato come le miniere delle Ande peruviane, dove ogni anno arrivano migliaia di lavoratori stagionali per sostenere le famiglie e cercare un po’ di fortuna.

Uno di questi è Jorge, giovane tassista a Lima, che quando la sua scassatissima taximoto a tre ruote lo abbandona definitivamente, saluta la moglie e la figlioletta nella loro baracca di truciolato e lamiera e parte zaino in spalla in direzione dei ghiacciai. Il protagonista di questo viaggio nell'indigenza e nell’illusione è interpretato dal peruviano José Luis Nazario Campos che con i suoi racconti di esperienze reali ha dato corpo al bel film del regista italiano. E’ un voice off, quello di Denzel Calle Gonzales, che recita il flusso di ricordi e riflessioni scritte dal regista con Mathieu Granier sulla base delle cronache di Campos. “Questa non è una storia, sono tante storie di esseri umani, parlano della fortuna, dell’amore, dell’oro e della morte”. Storie senza nome che nascono dalla necessità, parlano del valore del denaro e delle sue conseguenze.

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La fotografia di cui parlavamo, firmata dallo svizzero Patrick Tresch, ci restituisce i vaneggiamenti di Jorge e la realtà del fango, la roccia, il freddo indomabile, gli occhi spenti dall’alcol dei compagni di miniera. "A 13 anni, quando vai in miniera per la prima volta, ti dicono che l’oro viene dal diavolo”, continua Jorge. “Vita e morte sono nelle sue mani. Devi fare un patto con lui, è solo questione di tempo”. La superstizione e i riti, un'impasto di cattolicesimo e magia, sono quello che fa andare avanti i minatori. Il pagacho, una parte della paga, è offerto alla “Gringa”, il nome con cui chiamano la veta principal, la vena d’oro del titolo inglese del film. Ma certe volte l’avidità ha il sopravvento. O qualcuno muore nell’esplosione di una mina. La miniera-Moloch richiede sacrifici umani.

Jorge arriva a La Rinconada (significa l’angolo), poche migliaia di abitanti a 5100 metri d'altezza, l’insediamento umano più alto del mondo, ai piedi del ghiacciaio Ananea Grande. Temperature bassissime e la scarsità d'ossigeno nuocciono alla salute di chi non è abituato, l'acqua è contaminata da cianuro e mercurio. Le strade sono fiumi di fango, si masticano foglie di coca per il mal d'altura. Al diavolo piacciono le donne e le città di miniera sono piene di donne. "Paghi per stare con una ragazza che è lì per sfamare la sua famiglia, la paghi per raccontargli le tue paure". Il buio della miniera fa paura in questo film ibrido tra documentario e finzione. La camera di Matteo Tortone scende nelle viscere della montagna con i minatori, non li abbandona. Le musiche di Ivan Pisino accompagnano il brontolio della roccia, le esplosioni in lontananza. Il tempo scorre lento, è una storia circolare, che non ha fine, nell'oscurità di un tunnel i nomi sono dimenticati.    

Mother Lode è una coproduzione Francia-Italia-Svizzera di Wendigo Films con Malfé Films e C-Side Productions. Le vendite internazionali sono di Intramovies.

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