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CANNES 2021 Concorso

Recensione: La Fracture

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- CANNES 2021: In una notte molto frenetica in ospedale, Caterina Corsini intreccia, con il giusto mix di commedia e dramma, alcuni dei temi scottanti della società che dividono la Francia

Recensione: La Fracture
Valeria Bruni Tedeschi e Marina Foïs in La Fracture

"Svegliati", "apri gli occhi" e se ciò non basta, si passa al massaggio cardiaco e alle scosse elettriche. Ma quando tutto va male, non sempre sono sufficienti ingiunzioni e azioni, anzi, possono addirittura rivelarsi controproducenti, innescando reazioni a catena, ostilità e panico, un si-salvi-chi-può individualistico incentrato sul proprio dolore e che nega all'altro il diritto di esprimere il suo. È la radiografia di una disunione apparentemente irrimediabile, incomprensioni violente e ferite profonde, durante una notte caotica all'ospedale di Parigi, nel dicembre 2018, che inquadra con implacabile chiarezza La Fracture [+leggi anche:
trailer
intervista: Catherine Corsini
scheda film
]
di Catherine Corsini, presentato in concorso alla 74ma edizione del Festival di Cannes.

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Una notte di emergenza sociale al pronto soccorso, in un ospedale pubblico esangue ma valente di fronte al consueto afflusso di pazienti (un tabellone annuncia un'attesa di otto-dieci ore) a cui si aggiungono i gilet gialli feriti durante gli scontri con la polizia sugli Champs-Elysées. Un quadro senza compromessi di tutti i mali che affliggono l'attuale società francese che la regista riesce a sublimare positivamente e a far respirare sia confezionando il dramma di fondo con un involucro di commedia divertente, sia evidenziando il carattere catartico e vivace delle situazioni di crisi in cui certe barriere tra le persone finiscono per cadere.

Due grandi bocche danno forma alla trama principale. Da una parte la stilista Raffaella (Valeria Bruni Tedeschi, totalmente scatenata in un ruolo esilarante ideale per il suo sofisticato tocco di follia) che si è apparentemente rotta un gomito cercando di trattenere la sua compagna Julie (Marina Foïs), decisa a lasciarla. Dall'altra, Yann (Pio Marmaï, scorbuticamente simpatico), un camionista gilet giallo molto arrabbiato che è venuto da Nîmes per parlare con il presidente Macron ("ma avremmo dovuto passare attraverso le fogne") e che ha ricevuto schegge di granata nella gamba. Due protagonisti circondati da una moltitudine di malati e feriti diversi e vari, con i loro accompagnatori, tra cui Julie che è tornata. Tutto ciò ribolle nelle sale d'attesa e nei corridoi affollati, e preso in carica in qualche modo dall'equipe medica che include tra gli altri l'infermiera molto empatica e iper professionale Kim (Aïssatou Diallo Sagna). E la polizia non è lontana, con tanto di gas lacrimogeni, visto che nelle strade adiacenti la battaglia con i gilet gialli continua. Insomma, l'atmosfera è traboccante in tutte le direzioni, ma si verificheranno alcune riconciliazioni inaspettate (dopo tanti insulti) e nascerà una sorta di solidarietà per affrontare le questioni più urgenti.

Basandosi su una sceneggiatura estremamente ben costruita e su un ritmo febbrile che abbozza tante microstorie che vanno a integrare il tutto, Caterina Corsini firma un lungometraggio vivace e ardente che non nasconde le sue intenzioni metaforiche. Ma il suo messaggio è veicolato con tale vigore e un gradito senso dell'umorismo (che non altera in alcun modo l'osservazione clinica degli acuti problemi sociali in eruzione) che la pillola drammatica passa perfettamente. Una volta ripuliti gli occhi dagli effluvi tossici, tutti vedranno molto più chiaramente, il che non rivoluzionerà tutte le differenze e disuguaglianze, ma permetterà di fare insieme un piccolo passo verso il riconoscimento del diritto alla diversità e la percezione di un destino comune da curare attraverso la condivisione.

Prodotto da Chaz Productions, La Fracture è coprodotto da France 3 Cinéma, Auvergne-Rhône-Alpes Cinéma e Le Pacte. Le vendite internazionali sono guidate da Kinology.

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(Tradotto dal francese)

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