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FILM / RECENSIONI Svizzera

Recensione: Sami, Joe and I

di 

- Il primo lungometraggio della regista e attrice svizzera Karin Heberlein dipinge con coraggio e sincerità l’adolescenza, un momento cruciale nel quale (ri)trovare sé stessi/e

Recensione: Sami, Joe and I
Jana Sekulovska, Rabea Lüthi e Anja Gada in Sami, Joe and I

Selezionato al Festival di Zurigo, al Filmfestival Max Ophüls Preis Saarbrücken e più recentemente al BUFF International Film Festival di Malmö, manifestazione dedicata al cinema per bambini e adolescenti, Sami, Joe and I [+leggi anche:
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scheda film
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di Karin Heberlein ci permette di spiare (con rispetto) un gruppo di tre adolescenti alle prese con scelte decisive che le proietteranno nell’età adulta. Cosa significa essere adolescenti oggi? Quali sono i pericoli nei quali possono imbattersi? Quali le speranze che le fanno sperare in un futuro migliore rispetto a quello dei loro genitori? Con il suo primo lungometraggio Heberlein affronta queste domande cruciali attraverso gli occhi di tre ragazze nel cuore della tempesta.

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Sami, Joe e Lyla formano un gruppo di amiche inseparabili pronte a tutto pur di difendere il loro clan. In un primo momento il loro quotidiano sembra ritmato esclusivamente da chiacchierate senza fine, risate, confidenze e segreti. Le giornate passano pigramente cullate dalla natura ma anche dagli alti palazzoni nei quali vivono con le loro famiglie. La scuola è finita e l’estate promette grandi avventure ma purtroppo per Sami, Joe e Lyla i problemi devono ancora cominciare: Sami deve fare i conti con genitori autoritari (il padre è reduce di guerra), Joe deve occuparsi dei suoi fratelli e delle sue sorelle mentre sua madre lavora senza sosta e Leyla affronta con apprensione i primi giorni d’apprendistato in cucina. I sogni legati ad un’estate spensierata nella quale sperimentare una libertà ritrovata sembrano sparire poco a poco lasciando il posto a decisioni difficili che possono cambiare la loro vita per sempre. Restare a galla malgrado le difficoltà di un quotidiano sempre più complicato e destabilizzante è difficile e l’amicizia che le lega si rivela l’unica ancora di salvezza che gli permette di restare (faticosamente) a galla. Il mondo degli adulti sembra volerle schiacciare imponendogli le sue (spesso assurde) regole e i suoi prepotenti tabù ma le nostre tre eroine non si lasceranno abbattere e cercheranno con tutte le loro forze di mantenere la loro indipendenza. Chi vincerà? E soprattutto, quale sarà il prezzo da pagare per una libertà che si trasforma sempre più in chimera?

Karin Heberlein vuole proporre al pubblico un’alternativa alle solite eroine stereotipate che dominano sul grande schermo. Le sue girls sono piuttosto delle ragazze della porta accanto, con i loro problemi e i loro sogni, portavoce di una normalità al di là dei fantasmi creati dai social media e dallo star system. Delle eroine moderne alle prese con le difficoltà di un quotidiano non sempre facile che affrontano con un’autenticità sorprendente. Sami, Joe e Lyla non appartengono all’élite e non sono neppure le tipiche “reginette” della scuola, quello che le rende speciali e autentiche è la fragilità del loro rapporto con il mondo, il loro lottare per mantenere intatta la loro (sfuggente) identità. Il linguaggio filmico, essenziale e poetico (che ricorda a tratti quello di Sofia Coppola versione elvetica), permette al pubblico di focalizzarsi unicamente su di loro, ponendole al centro della narrazione. Grazie allo sguardo di Karin Heberlein la normalità diventa eccezionale e i problemi del quotidiano una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Molto interessante anche il lavoro sulla musica (Dominique Dreier e Kilian Spinnel) che accompagna l’estate delle nostre tre eroine come un’ombra discreta ma necessaria che ne evidenzia la poetica fragilità.

Sami, Joe and I è prodotto da Abrakadabra Films in coproduzione con la SRF Schweizer radio und Fernsehen. Abrakadabra Films si occupa anche dei diritti all’internazionale.

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