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BERLINALE 2021 Forum

Recensione: Ancient Soul

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- BERLINALE 2021: Il film di Álvaro Gurrea è un'immersione enigmatica, libera e suggestiva nella spiritualità indonesiana, ma la sua lentezza e la sua radicalità finiscono per appesantirlo

Recensione: Ancient Soul
Yono Aris Munandar in Ancient Soul

L'unico film 100% spagnolo che partecipa alla 71ma edizione della Berlinale – gli altri due, La veduta luminosa [+leggi anche:
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e Miguel’s War [+leggi anche:
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, sono coproduzioni con altri paesi – si intitola Alma anciana [+leggi anche:
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intervista: Álvaro Gurrea
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, è diretto dall'esordiente Álvaro Gurrea e partecipa alla sezione Forum. Girato interamente sull'isola di Giava, è parlato nella lingua locale osing e il montaggio è stato curato da Manuel Muñoz Rivas, che ha debuttato come regista con El mar nos mira de lejos [+leggi anche:
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intervista: Manuel Muñoz Rivas
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Gurrea, con pochissime esperienze precedenti nel mondo del cinema, un giorno ha afferrato la macchina da presa e ha iniziato a filmare gli spazi naturali e la gente dell'Indonesia, l'arcipelago dove vive da cinque anni. Affascinato dal luogo, dalle sue credenze e dai suoi riti, ha filmato per anni fino a quando, dopo aver completato il Master in Documentario Creativo presso l'Università Pompeu Fabra nella sua nativa Barcellona, ​​ha creato una sceneggiatura con la quale, già accompagnato da un team di professionisti, ha realizzato quella che alla fine sarebbe diventata questa simbiosi di documentario socio-antropologico ed etno-fiction spirituale che è Alma anciana.

Interpretato da attori non professionisti, il film segue le orme di Yono (Yono Aris Munandar), un uomo che un giorno viene abbandonato da sua moglie, senza un motivo apparente né una spiegazione. Incuriosito, cerca risposte in persone diverse, ognuna con un credo diverso, passando così attraverso le dottrine dell'animismo indù, dell'Islam e arrivando al capitalismo che invade tutto. Il disorientato Yono svolge uno dei lavori più duri e rischiosi al mondo: l'estrazione dello zolfo dal cratere del (famoso e turistico) vulcano Kawan Ijen, che avrà una presenza costante nel film e nella vita del protagonista, il quale, per quanto si lavi a fondo, non è in grado di levare dal suo corpo (e dalla sua anima) l'odore di quel minerale, così come il dubbio che lo corrode.

Con una trama rivestita di determinismo e un’atmosfera di magia, costruita sulla base di inquadrature fisse che incorniciano scene intere, con uno sguardo pulito e libero che non aderisce a codici cinematografici o idee preconcette, Gurrea costruisce un film con momenti di grande bellezza estetica (il fumo del vulcano, le cascate, i fiumi...), ma con un sovraccarico di simbolismo, parsimonia e astrazione: tutto questo appesantisce il ritmo – e richiede troppo impegno da parte dello spettatore, che deve interpretare le scene in base alle proprie convinzioni – di un lungometraggio che ricorda il cinema del thailandese Apichatpong Weerasethakul (Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti [+leggi anche:
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) e in cui spicca una scena finale rivelatrice e sorprendente.

Alma anciana, che ha partecipato come progetto al ParisDOC Works-in-Progress e al WIP Europa del Festival di San Sebastián, è una produzione indipendente di My Deer Films.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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