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IDFA 2020

Recensione: Radiograph of a Family

di 

- Firouzeh Khosrovani vince il premio IDFA per il miglior lungometraggio documentario con un superbo saggio personale sul nostro mondo diviso

Recensione: Radiograph of a Family

Radiograph of a Family [+leggi anche:
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, il titolo vincitore del premio IDFA 2020 per il miglior lungometraggio documentario (leggi la news), è un superbo ricordo personale del matrimonio dei propri genitori della regista iraniana Firouzeh Khosrovani (Fest of Duty, Profession: Documentarist). La coproduzione norvegese-svizzero-iraniana gode di un linguaggio poetico squisito di tale portata epica che, nonostante la tristezza della storia che viene raccontata, sembra un capolavoro della letteratura persiana.

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C'è un'eccellenza formale nell'uso della fotografia sullo schermo che è buona quanto qualsiasi cosa realizzata da Chris Marker. Queste foto sono intervallate da sgranate immagini d'archivio in movimento che sembrano riemergere dalle volte sconosciute della poetessa e regista iraniana Forough Farrokhzad. Tutto è raffinato e trasmette con poco tante informazioni. Ci sono immagini storiche dell'Iran, della Svizzera, dell'Italia, di Parigi e di Londra da ammirare in un viaggio che continua a sorprendere.

Se ciò non bastasse, le immagini sono ulteriormente animate dalla magica voce fuori campo. Ci sono tre voci. Una è la nostra narratrice, la regista Khosrovani (in realtà doppiata dalla montatrice del film, Farahnaz Sharifi), che offre i suoi ricordi con una musicalità e morbidezza che si addicono a una storia made in Iran, un paese che ci ha dato Rumi e Hāfez, e dove la poesia è molto apprezzata. Le altre voci ascoltate sono ricostruzioni di conversazioni che i suoi genitori (doppiati da Soheila Golestani e Christophe Rezai) potrebbero aver avuto, una coppia improbabile messa insieme quando “la mamma sposò una foto di papà”. Nel vero senso della parola.

La storia non è solo quella di un teso matrimonio maggio-dicembre iniziato quando il padre della regista, Hossein, chiese alla famiglia di sua madre, Tayi, se potevano celebrare il matrimonio in sua assenza, giacché i suoi studi per diventare un radiologo in Svizzera non gli consentivano di tornare in Iran. Hossein aveva visto Tayi a un raduno e si era innamorato all'istante. Quello che l'iraniano occidentalizzato non poteva immaginare era che la sua sposa sarebbe stata così ortodossa nella sua visione religiosa, e che non avrebbe creduto che la vita laica liberale europea fosse la migliore.

Così inizia una storia che esplora in modo acuto e senza demonizzazione visioni diverse che apparentemente polarizzano il mondo, su quale tipo di società o vita sia migliore. Anche se qui la storia ha l'Islam e la Rivoluzione iraniana del 1979 come sfondo, potrebbe facilmente riguardare le divisioni nell’America odierna sviluppatesi di recente e diventate così evidenti durante le elezioni presidenziali del 2020.

Ciò che colpisce è come Khosrovani racconta questa storia dalla prospettiva di qualcuno con un piede in due staffe. Il suo amore per entrambi i suoi genitori è palese, anche se la storia prende alcune svolte sorprendenti e la sua docile madre diventa una guerriera che lotta per il dominio della sua visione del mondo, mentre le diverse prospettive globali dividono la loro casa. È uno di quei rari finali che sembrano inevitabili e del tutto sorprendenti.

Radiograph of a Family è prodotto da Antipode Films, Rainy Pictures, Dschoint Ventschr Filmproduktion e Storyline Studios. Le vendite internazionali sono guidate da Taskovski Films.

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(Tradotto dall'inglese)

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