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BLACK NIGHTS 2020 Concorso

Recensione: Sanremo

di 

- Miroslav Mandić esamina la possibilità che una storia d'amore sbocci in una casa di cura, alla faccia della demenza

Recensione: Sanremo
Sandi Pavlin e Silva Čušin in Sanremo

La demenza viene solitamente trattata in due modi al cinema: o nei toni del (melo)dramma tendente alla "pietà per i poveri vecchi esseri umani", o della commedia che cerca di convertire le disavventure e le amnesie in battute insensibili e risate da quattro soldi. Entrambi questi approcci sono strumentali. Il cineasta sloveno di origine bosniaca Miroslav Mandić realizza invece qualcosa di piuttosto raro con il suo ultimo film, Sanremo [+leggi anche:
trailer
intervista: Miroslav Mandić
scheda film
]
, presentato in anteprima in concorso al Festival Black Nights di Tallinn: dà al tema della demenza un trattamento cinematografico gentile e umano.

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Incontriamo il protagonista, Bruno (l'attore Sandi Pavlin), impegnato in una situazione molto particolare. Sta cercando di prendere in prestito una bicicletta da una donna più giovane in modo da poter tornare a casa e dare da mangiare al suo cane. Per strada, si perde, mentre la donna lo segue da vicino, e i due finiscono sulla riva di un fiume. Le infermiere e le guardie di sicurezza della casa di cura locale arrivano poco dopo, riportandolo nel luogo dove vive. È scappato: non è certo la prima volta che lo fa, e probabilmente non sarà nemmeno l'ultima.

Tornato a casa, Bruno conosce la collega "detenuta" Duša (l'attrice veterana Silva Čušin) o, più probabilmente, la conosce di nuovo ogni volta. Sviluppano alcuni sentimenti l'uno per l'altra, non ricordando i sentimenti che avevano già sviluppato l'uno per l'altra in precedenza. L'unica cosa che li lega è anche l'unico ricordo che hanno in comune: il brano “Non ho l’età” di Gigliola Cinquetti, con cui la cantante vinse al Festival di Sanremo ai tempi della loro giovinezza. Possono queste due anime perdute trovare l'amore in un luogo senza speranza?

Mandić non è interessato alla critica sociale. La casa di cura sembra un luogo piacevole, persino idilliaco, con un bel giardino e alcuni boschi oltre il cancello sul retro, situato in una zona pittoresca con colline, montagne, vigneti e persino un soffio d'aria di mare. Il personale tratta i pensionati con cura, ma anche con una certa fermezza per tenerli al sicuro. Invece, Mandić si concentra sulla sofferenza interiorizzata di Bruno, rappresentata attraverso dettagli strazianti, come il fatto che "apprende" della morte della sua amata moglie e dell’altrettanto amato cane più volte da sua figlia.

La recitazione perfettamente sintonizzata della coppia protagonista e del resto del cast riempie il film di emozione, ma Mandić dimostra anche di essere un maestro della narrazione visiva. La fotografia del collaboratore abituale di Werner Herzog Peter Zeitlinger espone e mette in mostra i colori del bellissimo paesaggio stagione dopo stagione, ma c'è una certa nebbia in molti dei fotogrammi, che riflette chiaramente lo stato d'animo offuscato di Bruno. Una volta che si concentra su qualcosa, la "nebbia" si dissolve e i colori iniziano a brillare. Il film beneficia anche del montaggio misurato di Andrej Nagode, che si adatta al ritmo volutamente pacato, e della colonna sonora astratta del musicista croato-francese Darko Rundek, che è in sintonia con la quieta confusione interiore di Bruno. In sintesi, Sanremo è un'esperienza visiva completa e toccante.

Sanremo è una coproduzione sloveno-italiana di Filmostovje e Incipit Film, con la coproduzione di Radio-Television Slovenia. L’italiana Coccinelle Film Sales cura le vendite internazionali.

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(Tradotto dall'inglese)

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