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SIVIGLIA 2020

Recensione: Ons

di 

- L'ultimo film di Alfonso Zarauza mostra la maturità di un regista che mantiene con mano ferma il fragile equilibrio di una storia piena di spigoli acuti e oscuri misteri

Recensione: Ons
Antonio Durán “Morris”, Diego Anido e Melania Cruz in Ons

Sono passati sei anni da Los fenómenos [+leggi anche:
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, il film diretto da Alfonso Zarauza in cui Lola Dueñas brillava nella pelle di una donna agguerrita, capace di distinguersi in un mondo di uomini spinta dal suo istinto di sopravvivenza. Il regista galiziano torna con Ons [+leggi anche:
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, una storia radicalmente diversa, che il 17° Festival del cinema europeo di Siviglia ospita nella sua sezione Storie straordinarie. Il conflitto sociale e il desiderio di ritrarre la durezza di una realtà lavorativa presente nel suo film precedente, si trasformano qui in un dramma dolorosamente intimo con l'ambizione di tracciare uno studio rigoroso delle emozioni umane. L'isola del titolo funge da catalizzatore di queste complesse emozioni e, allo stesso tempo, da scenario ideale per una serie di misteri inquietanti che soffocano i corpi e le menti dei personaggi.

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All'inizio seguiamo la storia di una coppia in crisi. Vicente e Mariña (gli ottimi Antonio Durán “Morris” e Melania Cruz) si recano sull'isola di Ons per riposarsi e per cercare di ricostruire un rapporto in bilico, appesantito dal passare del tempo e dai suoi effetti. I primi minuti possono far pensare che non stiamo vedendo nulla di nuovo, sono tanti i film che parlano della fine dell'amore in un luogo idilliaco. Ma man mano che scopriamo lo spazio che accoglie i personaggi e le sue peculiarità, capiamo anche che il film vuole andare molto più in là di quanto possiamo immaginare. A poco a poco compaiono sulla scena elementi meno ordinari. Dal faro, il suo potere onnipresente e l'effetto che ha sui suoi abitanti, passando per il paesaggio e il clima dell'isola, alla misteriosa donna che appare bagnata sulla spiaggia in procinto di annegare. Non è necessario spiegare troppo di tutto ciò, basti sapere che il film gioca senza mai mostrare tutte le sue carte, e questo ci costringe a volerne sapere di più, a rimanere attenti e a porci domande a cui Zarauza si rifiuta di rispondere pienamente.

La riuscita di Ons risiede probabilmente nel saper suggerire senza rivelare, ma anche nella padronanza dello spazio che il regista dimostra. Zarauza si appropria della particolare geografia del luogo, coglie con precisione come essa condizioni la psiche dei suoi personaggi e, infine, riesce ad attraversare il fragile confine che separa realtà e finzione, arricchendo una storia spesso straordinaria con sfumature che parlano dell'essenza più profonda di un luogo reale e della sua storia.

È difficile trovare difetti in un film in cui sia così evidente anche l'impronta della sua co-sceneggiatrice, Jaione Camborda. Alcuni dei personaggi che vagano per Ons sembrano essere fuggiti da Arima [+leggi anche:
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, la stupenda opera prima della regista. Degno di nota è anche il lavoro del cast. Alla suddetta coppia di protagonisti si unisce una manciata di affermati interpreti della scena audiovisiva galiziana, che qui conferiscono carisma e attrattiva a un gruppo di persone con cui non tutti vorremmo condividere un soggiorno su una piccola isola dell'Atlantico. È probabile che ci siano spettatori poco pazienti che avranno difficoltà a entrare nel gioco che il film propone. O forse ci sono palati troppo squisiti che non vedranno soddisfatte tutte le loro esigenze. In ogni caso, non è azzardato affermare che c'è un pubblico là fuori che accoglierà con entusiasmo l'ultimo lavoro di Zarauza, un pubblico sempre più abituato a degustare gustose specialità cinematografiche provenienti da un remoto angolo dell'Europa sud-occidentale.

Ons è una produzione della galiziana Maruxiña Film Company e della portoghese Bando à Parte.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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