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ROMA 2020

Recensione: Cosa sarà

di 

- Nel suo quarto film da regista, che ha chiuso la 15ma Festa di Roma, Francesco Bruni racconta la sua malattia con umorismo e fiducia, incarnato da un ottimo Kim Rossi Stuart

Recensione: Cosa sarà
Kim Rossi Stuart in Cosa sarà

In equilibrio su un parapetto, come un funambolo, in pigiama e con il sorriso sulle labbra. Sta in questa scena, tra il reale e l’onirico, l’essenza del nuovo film di Francesco Bruni, Cosa sarà [+leggi anche:
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, che ha chiuso sabato scorso la 15ma edizione della Festa del cinema di Roma. Nel suo quarto lungometraggio dietro la macchina da presa, il regista e sceneggiatore di Scialla! [+leggi anche:
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si mette a nudo raccontando un episodio autobiografico intimo – il suo incontro con la malattia, il senso di smarrimento, la sensazione di essere appeso a un filo, tra la vita e la morte – ma lo fa sfruttando tutte le possibilità dell’umorismo, supportato da un ottimo alter ego cinematografico, Kim Rossi Stuart (anche collaboratore alla sceneggiatura), che entra nei suoi panni e li fa vibrare.

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È grazie a una bella ragazza dalle gambe lunghe che Bruno Salvati scopre di essere malato. Per guardare la fanciulla che attraversa la strada, si dà una sportellata sul naso e comincia a sanguinare copiosamente. Dagli accertamenti clinici, emerge che ha un tumore del sangue; per salvarsi occorre un trapianto di cellule staminali. L’eventuale donatore va cercato in famiglia, ma né sua figlia Adele (Fotinì Peluso) né il figlio Tito (Tancredi Galli) sono compatibili. Così il padre di Bruno (Giuseppe Pambieri) pensa sia arrivato il momento di rivelargli un segreto: Bruno ha una sorella che non ha mai conosciuto, Fiorella (Barbara Ronchi), frutto di un peccato di gioventù. Ma con quale coraggio Bruno può andare a chiedere a una donna che è stata abbandonata dal padre di dare a lui, un perfetto sconosciuto, un po’ del suo midollo osseo?

Partendo da quando, sulle note di Perfect Day di Lou Reed, Bruno si fa rasare i capelli dal suo infermiere (Nicola Nocella), “prima che cadano da soli” per la chemio, Bruni struttura il racconto intrecciando il presente in ospedale con flashback, ricordi d’infanzia e fantasticherie indotte dai farmaci. Conosciamo così le difficoltà del suo mestiere di regista di commedie che non fanno ridere, la recente separazione da sua moglie Anna (Lorenza Indovina) che continua a essere per lui un prezioso supporto, conosciamo i suoi figli più o meno ventenni che sono l’uno l’opposto dell’altro – Adele forte e coscienziosa, Tito timoroso e incline alle sostanze stupefacenti – e soprattutto, ed è lì che il film acquista una marcia in più, accompagniamo Bruno alla ricerca di sua sorella, tra mille dubbi ed esitazioni.

In mezzo a figure femminili così solide (la moglie, la figlia, ma anche la salvifica dottoressa che ha in cura Bruno, incarnata da Raffaella Lebboroni, moglie nella vita di Francesco Bruni), il personaggio di Fiorella è una delle cose più belle del film perché è la meno consapevole della straordinaria forza che ha dentro. La malattia vista come un tunnel buio in cui un malato e un donatore possono incontrarsi e dare un senso nuovo alle loro vite, è ciò che rende questa storia particolarmente toccante. Una storia che valeva la pena raccontare, trattata con sincerità, fiducia, e con una leggerezza, anch’essa, salvifica.

Prodotto da Palomar e Vision Distribution (che lo distribuisce anche) in collaborazione con Sky e Amazon Prime Video, Cosa sarà ha fatto appena in tempo a uscire nelle sale, sabato 24 ottobre, prima che i cinema in Italia chiudessero di nuovo, da oggi, per il rischio Covid-19. Le vendite internazionali sono curate da Vision Distribution.

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