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ROMA 2020

Recensione: Maledetta primavera

di 

- Elisa Amoruso debutta nella finzione con una storia molto personale, ispirata alla sua adolescenza segnata da un’amicizia speciale e da una coppia di genitori scombinati

Recensione: Maledetta primavera
Emma Fasano e Manon Bresch in Maledetta primavera

L’anno scorso era a Roma con il suo documentario sulle baby modelle Bellissime [+leggi anche:
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, sulla regina delle influencer. Elisa Amoruso torna quest’anno a Roma con il suo primo film di finzione, e a mettersi a nudo, stavolta, è proprio lei. Maledetta primavera [+leggi anche:
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, presentato nella sezione Riflessi della 15ma Festa di Roma, è infatti una storia ispirata all’adolescenza della regista-sceneggiatrice, segnata da un’amicizia speciale e da una coppia di genitori scombinati. Un’opera che non aggiunge molto al genere del film di formazione, ma che ha una sua delicatezza e il pregio dell’autenticità.

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Tutto comincia con un bizzarro trasloco in un quartiere periferico di Roma, anno 1989. Nina (la 14enne Emma Fasano, per la prima volta sullo schermo) entra nella sua nuova casa insieme a sua mamma Laura (Micaela Ramazzotti), al fratellino Lorenzo (Federico Ielapi, il Pinocchio di Matteo Garrone) e a un enorme tavolo da biliardo che il padre Enzo (Giampaolo Morelli) è convinto di poter utilizzare anche come tavolo da pranzo, mandando su tutte le furie sua moglie. Papà e mamma sono un po’ svitati, litigano in continuazione ma si amano anche alla follia. Sono stati costretti a lasciare il loro appartamento nel centro di Roma e a trasferirsi in un palazzone popolare ai margini della città per i debiti di gioco di Enzo, uomo vitale e sfuggente che esce tutte le sere e cambia automobile ogni settimana. Laura farebbe bene a lasciarlo e invece, innamorata, subisce. Dal canto suo, Nina è spaesata, il primo giorno nella sua nuova scuola non è dei più promettenti, poiché viene alle mani con la sua rissosa compagna di banco, Sirley (Manon Bresch), poco più grande di lei e originaria della Guyana francese. Ma dall’odio all’amore il passo è breve, e subito dopo, nonostante Sirley non parli una parola di italiano, le due stringono un’amicizia affettuosa, che si trasforma pian piano in qualcosa di più.

Si fa un po’ fatica a trovare una qualità particolare che distingua questo film da tanti altri racconti di formazione già visti, incentrati su adolescenti alla scoperta delle proprie pulsioni sessuali proibite, alle prese con famiglie disfunzionali e con responsabilità più grandi di loro. Alcuni elementi, inoltre, risultano poco credibili e si rimane con il dubbio che qualcosa non torni (da quale contesto provengono esattamente queste persone? Come fa Nina a parlare così bene il francese?). Ramazzotti ripropone qui il suo ruolo cavallo di battaglia (la moglie-madre fragile e scompigliata), lo stesso vale per Morelli nei panni del guascone napoletano, visto già molte volte. Spicca su tutto la freschezza delle due attrici giovani: l’esordiente Fasano, che incarna i tumulti della sua età con grande finezza, e la ventenne Bresch, bellissima e selvaggia, accomunate dalla solitudine e dalla presenza ingombrante di genitori scellerati.

Sceneggiato dalla regista con Paola Randi ed Eleonora Cimparelli (dal romanzo Sirley, scritto dalla stessa Amoruso), Maledetta primavera è prodotto da BiBi Film con Rai Cinema, e coprodotto dalla francese Agat Films & Cie. In Italia uscirà nelle sale il 12 novembre con Bim Distribuzione. Le vendite internazionali sono affidate a Fandango Sales.

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