email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

VENEZIA 2020 Concorso

Recensione: Cari compagni!

di 

- VENEZIA 2020: Andrei Konchalovsky conferma di essere in grande forma con questo eccellente dramma incentrato su una rivolta popolare a Novocherkassk, in Unione Sovietica, e sul conseguente massacro

Recensione: Cari compagni!

"Il passato non è mai morto", scrisse il famoso William Faulkner; "non è nemmeno passato." Pochi film sopportano il peso di quest’affermazione più del recente lavoro del regista russo Andrei Konchalovsky, che fa rivivere la storia del XX secolo devastato dalla guerra così com’è stata vissuta.

Cari compagni! [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, perfeziona ulteriormente lo stile del suo predecessore, Paradise [+leggi anche:
recensione
trailer
scheda film
]
, sempre in competizione a Venezia; i due film in bianco e nero si completano a vicenda, nonostante le loro epoche contrastanti. Presentato all'inizio di questa settimana in competizione ufficiale al Festival di Venezia, Cari compagni! potrebbe potenzialmente essere visto da un pubblico molto più ampio di quello del suo predecessore, e suscitare maggiori entusiasmi per l’eclettica produzione di Konchalovsky. Guidato, ovviamente, da Andrei Tarkovsky, Konchalovsky è un narratore molto più accessibile, ma non si allontana mai dall'assoluta brutalità delle atrocità che riesamina.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Aleggia la sensazione di un torbido evento passato, che mette il lavoro in conversazione con la grande opera targata HBO dello scorso anno, Chernobyl, che ovviamente racconta uno degli eventi chiave nella storia dell'Unione Sovietica. Cari compagni! è ambientato circa 20 anni prima, nel giugno 1962, nella città di Novocherkassk, nella Russia occidentale, meglio nota come la capitale culturale dei cosacchi. L'efficienza dell'Unione Sovietica come strumento di equalizzazione inizia a mostrare segni di cedimento, dando origine all'impressione popolare di un'epoca afflitta da carenze alimentari e disfunzioni istituzionali di massa. Il film di Konchalovsky, ambientato freneticamente nell’arco di due giorni, racconta il massacro di Novocherkassk e parte delle conseguenze. Le due ore passano in fretta, ma ci sentiamo come se avessimo visto qualcosa di monumentale.

Come in un altro film in concorso a Venezia quest'anno, Quo Vadis, Aïda? [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Jasmila Žbanić
scheda film
]
, troviamo un'efficace protagonista femminile inventata attraverso la quale concentrarsi sugli eventi. Lyuda (interpretata dalla compagna di Konchalovsky, la formidabile attrice Julia Vysotskaya) è una devota ufficiale del Partito Comunista e veterana della seconda guerra mondiale, che fa parte del comitato cittadino di Novocherkassk, il che, tra le altre cose, significa che può eludere la povertà e i disordini che affliggono la maggior parte della città. Esprimendo fedeltà alla forza comparativa che Stalin è stata in grado di fornire alla Russia, si sente alienata da ciò che il suo paese sta diventando, aggravato dalle simpatie della figlia diciottenne Svetka (Yulia Burova) per il crescente movimento di protesta.

Soffocati dall'aumento delle quote di produzione, i lavoratori della fabbrica principale della città iniziano a protestare, lanciando pietre nella stanza del comitato regionale. Subito dopo, quando i funzionari del comitato centrale e del KGB arrivano nella regione sotto la direzione del primo segretario Nikita Khrushchev, i manifestanti nella piazza centrale incontrano carri armati e misteriosi cecchini. Ci sono morti e arresti, ma la portata dell'atrocità è vaga e coperta dagli ufficiali. E ora l'amata figlia di Lyuda è scomparsa. In un periodo successivo ai disordini, altrettanto estenuante, è assistita nella sua ricerca materna da un ufficiale del KGB comprensivo (Vladislav Komarov), con il quale sviluppa una chimica romantica.

Proprio come nel suo ruolo in Paradise, nei panni di un membro dell'intelligence russa espatriata nella Francia occupata, la Vysotskaya incarna brillantemente un personaggio "grigio", per usare il cliché di un sistema morale in bianco e nero. Le sfaccettature uniche del suo personaggio, che va dall'apatia alla crescente consapevolezza, combacia perfettamente con la storia più ampia.

È un dono che a Konchalovsky sia stato dato il budget per realizzare questo progetto unico, con il suo stile visivo retrò secondo i canoni del bianco e nero dell’Academy e la sua riproduzione assolutamente autentica di un periodo che ricorda chiaramente come il palmo della sua mano.

Cari compagni! è una produzione russa realizzata da Andrei Konchalovsky e Alisher Usmanov per Andrei Konchalovsky Studios. Le vendite mondiali sono gestite da Films Boutique.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese da Ernesto Leotta)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy