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VISIONS DU RÉEL 2020

Recensione: Anerca, Breath of Life

di 

- Esplorando le culture indigene del circolo polare artico, i cineasti finlandesi Johannes Lehmuskallio e Markku Lehmuskallio ci invitano a drizzare le orecchie e ascoltare

Recensione: Anerca, Breath of Life

"Un film sulle culture indigene nel circolo polare artico", annuncia piuttosto inutilmente una frase che apre il documentario finlandese Anerca, Breath of Life [+leggi anche:
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di Johannes Lehmuskallio e Markku Lehmuskallio, presentato in anteprima mondiale all'edizione online di Visions du Réel, nel Concorso lungometraggi internazionali. Segue un elenco di tutti i territori in questione, più qualche altra introduzione. È un inizio strano, a dir poco, che dà la sensazione di un compito scolastico o di rispondere direttamente alle famose "cinque W" del giornalismo ("chi", "cosa", "quando", "dove" e "perché”), spuntando tutte le domande a cui una storia dovrebbe sempre rispondere, in teoria.

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Fortunatamente, ciò che viene dopo alleggerisce un po’ il tutto, quando vengono raccontate storie e vengono introdotte parole dimenticate, come ad esempio quarrtsiluni, aspettando che venga fuori qualcosa. Ciò che viene fuori qui, tuttavia, è la musica, insieme a una pletora di suoni, pianti e sussurri vari, controllati dal sound designer Martti Turunen, molto trascinanti. A un certo punto, è quasi consigliabile ascoltare questo film, piuttosto che guardarlo, e lasciarsi trafiggere dai suoi ritmi mutevoli che prendono il sopravvento ogni volta che l’esplicativo voice-over si fa saggiamente da parte. È strano esortare la gente a chiudere gli occhi mentre guarda un film – a meno che non si tratti di "torture porn", un sottogenere attualmente fuori moda, grazie a Dio – ma qui il sonoro è molto più forte del visivo, e francamente eleva l'intera produzione.

Il regista Markku Lehmuskallio, plurivincitore di premi Jussi ora accompagnato da suo figlio Johannes, non sembra estraneo a questi mondi – dopo tutto, esplora le culture indigene quasi da sempre, recentemente in Tsamo [+leggi anche:
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(co-diretto con Anastasia Lapsui). Aggiungendo filmati d'archivio di varie performance o cose semplici come un primo piano di una donna che discute l'importanza dei tatuaggi tradizionali sul viso, solo per svelare che i suoi sono solo make-up, accumulano molto qui, mostrando qualsiasi traccia di culture in rapida via d'estinzione. Ascoltano anche rispettosamente coloro che condividono le loro esperienze spesso dolorose, e si chiedono da cosa dipenda veramente l'identità al giorno d’oggi, soprattutto se la lingua dei propri antenati è dimenticata da tempo.

E mentre in alcune parti è girato in modo un po' goffo, limitando ancora di più l’appeal del film, ogni volta che la musica entra in gioco, è lì che inizia la magia, unendo vecchio e nuovo, costumi tradizionali e superfici graffitate nel cuore di Helsinki, poiché forse è questo il modo ideale per tutto ciò di vivere e prosperare. È un film che continua a ronzare nelle orecchie – con il suono delle zanzare, una melodia inquietante che ritorna puntualmente, o tutti quei numerosi racconti, evocati da pochi e talvolta raccontati a nessuno in particolare, tranne che a un gatto curioso. Come quello di un uccello mitologico, Minlei, noto come il messaggero degli sciamani, sempre il primo ad avvertirli di eventuali sventure imminenti, inondazioni, bufere di neve o epidemie. Ce ne vorrebbe uno per tutti noi proprio ora. E velocemente.

I registi Johannes e Markku Lehmuskallio si sono occupati anche della fotografia e del montaggio di Anerca, Breath of Life, che è prodotto dalla finlandese Giron Filmi.

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(Tradotto dall'inglese)

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