email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

TORINO 2019

Recensione: Frida. Viva la vida

di 

- Il docu-film di Giovanni Troilo è un viaggio tra le opere, i luoghi, gli oggetti personali della rivoluzionaria artista messicana divenuta icona pop

Recensione: Frida. Viva la vida

“Ho perduto tre figli e una serie di altre cose che avrebbero potuto appagare la mia orribile vita. La mia pittura ha preso il posto di tutto questo”. Parte da questa citazione il docu-film evento diretto da Giovanni Troilo Frida. Viva la vida [+leggi anche:
trailer
scheda film
]
, dedicato alla rivoluzionaria artista messicana Frida Kahlo, proiettato nel Torino Film Festival. Frida ha sviluppato la sua creatività dopo un gravissimo incidente d’autobus l’ha lasciata con la colonna vertebrale spezzata. L’idea che il tormento sia alla radice della mente creativa ha le sue origini in un frammento attribuito ad Aristotele, o meglio, alla scuola aristotelica. Qualche anno fa l’economista Kathryn Graddy ha cercato di confutare questa opinione comune. Non è necessariamente solo il dolore a creare capolavori, anzi, sarebbe proprio il contrario. La verità è che le opere d’arte non nascono nell’immediatezza del male ma nella consapevolezza di esso. L’arte non esprime il dolore, al contrario, lo reinterpreta. E l’opera e la vita di Frida ne sono la conferma. Ed ecco perché il titolo del docu-film è un’invocazione alla vita.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

“Un’artista un’icona, una donna, una moglie, una santa, una martire. E’ diventata un simbolo, un’ideale. Ma c’è molto di più dietro la sua storia”, racconta Asia Argento, la cui voce e presenza sono il filo rosso del film. Che è un itinerario in sei capitoli alla scoperta di questa icona pop, nel cuore del suo Messico, tra interviste esclusive, documenti d’epoca, ricostruzioni e opere della stessa Kahlo, inclusi gli autoritratti più celebri: quello con Diego Rivera del 1931, le Due Frida del 1939, La colonna spezzata del 1944, il Cervo ferito del 1946.

Il documentario si apre sulla Città del Messico dell’agosto del 1953. Stanno per amputarle la gamba destra dopo l’incidente. Ma subito torniamo indietro, con l’aiuto di quaderni, diari, appunti. “Frida era una eccellente storyteller”, spiega Asia Argento. Luglio 1907, la nascita all’angolo tra Calle Londres e Calle Allende a Coyoacán. Un balzo in avanti e siamo nella Città del Messico di oggi, nella Casa Azul, dove Frida ha vissuto ed è morta, il suo universo intimo riportato in tanti suoi quadri. “Tutto è stato detto e scritto su Frida”, spiega Hilda Trujillo Soto, che dal 2002 dirige il Museo Frida Kahlo, uno dei tre musei più visitati di Città del Messico, e il Museo Anahuacalli. Hilda Trujillo, la cui passione vale da sola la visione del film, è stata incaricata di riaprire i bauli sigillati per 50 anni. Questo ha cambiato la storia di Frida, le ha dato sfumature che mancavano a tutte le pubblicazioni su quell’artista. “Stavo invadendo la sua intimità”, ma abbiamo capito cos’è l’arte attraverso Frida, una cosa che nessun libro ti insegna”.

Tutti i tasselli vengono composti attraverso testimonianze straordinarie: della fotografa messicana Graciela Iturbide; del muratore e operaio Alfredo Vilchis, divenuto artista quasi per caso dipingendo miniature; la fotografa Cristina Kahlo, pronipote di Frida; l’insegnate d’arte del Wellesley College e curatore aggiunto di arte latinoamericana al Davis Museum James Oles; Carlos Phillips, amministratore delegato del Museo Frida Kahlo, dell’Anahuacalli di Diego Rivera e del Museo Dolores Olmedo; la ballerina Laura Vargas. Con lunghe carrellate il regista attraversa le stanze abitate e respirate da Frida e, in esterni, le strade di Città del Messico. Un montaggio esuberante fatto di inserti di repertorio e una grafica pop che riprende i colori messicani ci porta fino a Santo Domingo Tehuantepec, a Oaxaca, il deserto di de San Luis de Potosí, Tepoztlan. La colonna sonora del docu-film, firmata dal compositore e pianista Remo Anzovino, contiene la canzone “Yo te cielo (canción para Frida)”, il cui titolo proviene da una celebre lettera di Frida, cantata da Yasemin Sannino e arricchita dalla tromba di Flavio Boltro.

Frida. Viva la vida è una produzione Ballandi Arts e Nexo Digital in collaborazione con Sky Arte. E’ venduto nel mondo da Nexo Digital, e sarà nelle sale italiane in esclusiva il 25, 26, 27 novembre. Uscirà il 28 novembre in Colombia e in Romania, in Ucraina a dicembre, quindi nel gennaio 2020 in Canada, Australia, Hong Kong e Russia, a marzo negli Stati Uniti, Spagna e Regno Unito, per coprire infine 50 Paesi entro l’anno.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy