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Jiri Bartoska • Presidente Karlovy Vary F.F.

"Un luogo di incontro dell'industria"

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Jiri Bartoska • Presidente Karlovy Vary F.F.

L'attore cieco Jiri Bartoska si è fatto conoscere negli ultimi dieci anni come presidente di un festival in piena espansione: il Festival Internazionale di Karlovy Vary. Liv Ulmann, Robert Redford, Sharon Stone e Alexander Payne sono tra gli ospiti che danno prestigio alla manifestazione, ma la qualità del concorso e l'atmosfera di quella che viene chiamata la "Woodstock dell'Est", nel nord della Boemia, dovrebbero giocare la loro parte.

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Karlovy Vary, decano dei festival d'Europa, celebra quest'anno la sua quarantesima edizione...
E' buffo pensare che avremmo potuto fare di meglio: questa edizione sarebbe potuta essere la 59/ma se i sovietici nel 1968 non avessero imposto una parentesi di diciannove anni al festival. Nel corso di questo periodo il pubblico non aveva accesso che ai film sovietici o a quelli in sostegno del regime. Dopo il 1989, il festival, che dipendeva ancora dallo Stato, non essendo riuscito a resuscitare il periodo d'oro degli anni '60, è stato semplicemente annullato. Nel 1993, un piccolo gruppo di persone, tra le quali Eva Zaoralova [la direttrice dei programmi] e io, abbiamo creato la Fondazione Karlovy Vary. Da 12 anni lavoriamo insieme e sono convinto che abbiamo raggiunto qualche traguardo. Il concorso internazionale resta la base fondante della rassegna, con film come Il favoloso destino di Amélie Poulain [+leggi anche:
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scheda film
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o Nowhere in Africa [+leggi anche:
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, che Karlovy Vary ha premiato.

Questo potrebbe aumentare le attese...
La Repubblica Ceca è un paese piccolo per un festival di simile portata. E' difficile raggiungere il livello di Berlino e Cannes, cui guardano con maggiore attenzione i distributori. Tuttavia in molti sanno che la nostra selezione è di grande qualità e che certe sezioni sono uniche, come "L'Est dell'Ovest", che copre tutto il cinema post-sovietico...La grande attrazione di Karlovy Vary è di essere diventato un luogo di incontro dell'industria, perché la città è piccola ed è facile incrociarsi!

Si vedono spesso dei sacchi a pelo, dai quali deriva il soprannome del festival: la "Woodstock dell'Est"…
E' vero. Il nostro è un pubblico giovane; ci sono molti studenti e campeggiatori. Mi sembra normale in un paese in cui i giovani sono avidi di film ciechi di qualità media o di grosse produzioni che sono proposte dai multiplex, di film danesi, olandesi o canadesi che altrimenti sarebbe difficile vedere in sala. Bisogna informare i giovani di cosa succede altrove, Karlovy Vary offre questa opportunità in una atmosfera festosa...

Il vero problema è lo stato di alcune sale...
Abbiamo un budget ben preciso per organizzare il festival. Le sale dipendono dalla amministrazione cittadina, comunque è vero che un terzo delle sale non è all'altezza della manifestazione. Personalmente penso che i poteri locali e lo Stato dovrebbero utilizzare il nostro prestigio per investire sulle strutture. Non voglio dire che una città di 52.000 abitanti debba avere per forza un multiplex, ma che almeno venissero ammodernate le sale esistenti...

Perché ci sono sempre così pochi film ciechi in concorso?
Molti registi aspirano a Cannes o a Berlino, spesso invano. Dopo essere stati rifiutati ci domandano se possono proiettare qui i loro film. La risposta è: no, grazie. Non accogliamo i rifiuti degli altri festival...

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