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CANNES 2022 Cannes Première

Dominik Moll • Regista di La nuit du 12

"Il personaggio principale ha dovuto iniziare a mettere in discussione il proprio atteggiamento di uomo nei confronti delle donne"

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- CANNES 2022: Il nuovo film del regista franco-tedesco è un'indagine poliziesca corale che riflette su una società logora e sui rapporti uomo-donna sbagliati

Dominik Moll • Regista di La nuit du 12
(© Fanny de Gouville)

Tornato sulla Croisette, dove aveva presentato in concorso Harry: un amico vero e Lemming [+leggi anche:
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rispettivamente nel 2000 e nel 2005, Dominik Moll ha conquistato il pubblico con La nuit du 12 [+leggi anche:
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, presentato nella sezione Cannes Première del 75° Festival di Cannes.

Cineuropa: Che cosa l’ha attratta del libro 18.3. Une année à la PJ di Pauline Guéna che l’ha ispirata per La nuit du 12?
Dominik Moll: Mi ha colpito per una frase evidenziata nel libro e che è presente nel film: "alla Polizia Giudiziaria si dice che ogni investigatore abbia un crimine che lo perseguita". Ha acceso la mia curiosità, ho pensato che fosse interessante e l'ho comprato. Non è un romanzo, ma non è nemmeno giornalismo perché ha un lato molto immaginario. Quindi lo stavo leggendo, ma non riuscivo a vederci un film e ho anche pensato che c'erano già state tante serie che coprivano quel particolare argomento, fino agli ultimi due capitoli dell'indagine che presenta La nuit du 12: l'omicidio di Clara e l'investigatore Yohann che era ed è tuttora ossessionato da questo caso perché non è stato risolto. C'erano alcuni aspetti incredibili in questa indagine che ho trovato piuttosto fittizi, come quando il caso è stato riaperto tre anni dopo, con il nascondiglio, la telecamera nascosta nella falsa lapide e l'uomo che fa cose strane sulla tomba di Clara, anche se si scopre che non era nemmeno lui... Quello che mi piaceva molto è che non scopriamo chi è stato, perché è un angolo che non troviamo spesso, tranne che in Zodiac, in una certa misura. Di solito, quando c'è un'indagine di polizia, alla fine si trova il colpevole, è quello che il pubblico si aspetta, in ogni caso. Ma non in questo caso, e ci incoraggia a spostare l'attenzione altrove.

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Mette subito le cose in chiaro, in effetti, con il cartello che specifica che il caso resta irrisolto.
È successo dopo le prime versioni della sceneggiatura. Lo facevamo leggere e il feedback era per lo più positivo, ma molti erano frustrati dal fatto di non avere il colpevole alla fine. Quindi abbiamo aggiunto questo testo come introduzione al dibattito e abbiamo presupposto di non trovare il colpevole. Ma, anche se lo sappiamo, durante il film, lo dimentichiamo un po'. Però mettere le cose in chiaro in questo modo permetteva di esplorare la vita quotidiana degli investigatori, la loro frustrazione, la vita di gruppo. Ma molto presto, Gilles Marchand, il mio co-sceneggiatore, si è detto che il vero filo rosso era il rapporto tra uomini e donne, quel qualcosa che non va tra loro in relazione alla violenza degli uomini contro le donne. Soprattutto, non volevamo che sembrasse forzato e che la gente dicesse di noi "ah, sono uomini di 60 anni che vogliono salire sul treno del MeToo per sembrare moderni" (ride). Doveva essere più sottile, il viaggio del personaggio principale doveva condurlo a un punto in cui lui stesso inizia a mettere in discussione il proprio atteggiamento di uomo nei confronti delle donne, come quando viene sfidato dall’amica della vittima: che importa se è andata a letto con una persona o con un'altra?  Non è un modo per insinuare che se l’è un po’ cercata? È qui che Yohann si rende conto che si ritrova anche lui, suo malgrado, a ragionare in questo modo, e questo farà crollare tutte le sue certezze per poi portarlo ad evolversi e a vedere le cose in modo diverso. Per cambiare questo modo di fare indagini, occorre prima renderlo meno maschile e accettare anche l'aiuto di donne che possano portare qualcos'altro.

Il film è un thriller, un genere che ha sempre amato, ma anche il riflesso di una società.
È un risultato ideale quando riesci a combinare i due elementi, anche se pure i thriller che non riflettono la società possono funzionare bene. Ma il mio interesse per il cinema è stato influenzato da Hitchcock e alcuni aspetti di questo rimangono: giocare con le sensazioni e con la suspense, ecc. Il vantaggio dei film di genere – thriller, gialli, horror e simili – è che c'è uno standard di base, grazie al quale gli spettatori sanno cosa aspettarsi. Quindi puoi usare tutto questo introducendo più facilmente anche temi sociali, senza trasformarli in film a tesi. Questo ci consente di trasportare gli spettatori altrove.

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(Tradotto dal francese)

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