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LOCARNO 2021 Cineasti del presente

Émilie Aussel • Regista di L’été l’éternité

“In ogni mio film, mi piace dire a me stesso che i paesaggi possono provare le stesse cose dei personaggi”

di 

- La regista francese ci parla del suo primo lungometraggio, un'ode poetica all'adolescenza che racconta una giovinezza ipersensibile, forte e tormentata allo stesso tempo

Émilie Aussel • Regista di L’été l’éternité

Prodotto dalla società marsigliese Shellac e selezionato per il concorso Cineasti del Presente del Locarno Film Festival, L’été l’éternité [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Émilie Aussel
scheda film
]
abbaglia per la sua freschezza ma anche per la brutalità dell'evento traumatico che cambia per sempre la vita del protagonista. La sua regista Émilie Aussel ha parlato con passione del suo approccio personale al cinema, dei suoi riferimenti artistici e del suo amore per la città di Marsiglia che caratterizza tutti i suoi film.

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Cineuropa: Come ha lavorato con i suoi giovani attori per raggiungere una tale intimità e spontaneità?
Émilie Aussel:
Ho gestito io stessa il casting, che ha previsto diverse sessioni, e che è durato diversi mesi. Il processo di audizione in sé implica un incontro molto intimo con gli attori. A volte scelgo persone molto giovani perché hanno un'esperienza di vita simile a quella dei personaggi del film. La cosa distintiva di questo film è il fatto che avevo scritto una sceneggiatura per la quale non siamo riusciti a trovare i finanziamenti che speravamo, ma abbiamo deciso di farlo lo stesso. Questo cambiamento inaspettato ha portato inevitabilmente a vari cambiamenti, in particolare di natura geografica. Ho sempre girato i miei cortometraggi a Marsiglia, ma questo lungometraggio non era originariamente pensato per essere ambientato in questa città. Abbiamo finito per trasferirlo a Marsiglia, dove vivo, una città che amo e che ho filmato molto. È stato un mix di street casting, pubblicità, passaparola e abbiamo fatto tutto sul posto con una giovane donna che mi aiutava. Una volta trovati questi giovani, ho riscritto la sceneggiatura con loro, ho risviluppato tutti questi personaggi con loro; abbiamo raccontato la stessa storia ma con ragazzi che non erano per nulla simili a quelli immaginati per il progetto iniziale. Tornando agli attori, passiamo molto tempo a provare, lavoriamo intensamente sull'improvvisazione per avvicinarli ai loro personaggi e creare legami tra loro. C'è sempre uno scambio in termini di vita privata, gli ostacoli che potrebbero aver superato nelle loro vite e che conosco anche io, mi aiutano a ricostituire la storia e i momenti più immaginari del film. Quando arriviamo alla fase delle riprese, siamo tutti pronti, perché abbiamo passato molto tempo insieme. Gli attori ricevono il copione una settimana prima delle riprese, ma in realtà lo sanno già a memoria. Il mio lavoro ruota molto attorno alla memoria, attorno ai dialoghi, che sono scritti a metà ma che poi possono essere reinventati. Mi piace confrontare persone/personaggi con situazioni in qualche modo documentaristiche ma che coinvolgono trame specifiche. Ecco perché il film si svolge per buona parte al confine tra qualcosa di altamente naturalistico e qualcosa di molto più costruito e immaginario.

Ciò che affascina nel suo film è proprio quel mix tra realtà e finzione, naturale e irreale. Qual è il suo rapporto con il cinema documentario?
Ho studiato belle arti a Le Fresnoy e poi ho iniziato a fare film a Marsiglia. Ho realizzato quattro cortometraggi, ognuno dei quali incentrato su gruppi di giovani. Spesso ho tratto ispirazione dalle personalità dei giovani a cui ho scelto di prendere in prestito per questi personaggi. Per quanto riguarda la scrittura, mi piace molto viaggiare avanti e indietro tra personaggi di fantasia e persone reali. Forse questo mi aiuta a evitare di avere un'idea troppo fissa di ciò che penso siano i giovani.

Ciò che è particolarmente bello e potente nel suo film è l'intima relazione che si sviluppa tra il paesaggio e i suoi personaggi, una relazione quasi pittorica. Come lavora per ottenere questo effetto e per creare questo legame? Quali sono i suoi riferimenti?
Sono sempre stata attratta dalla pittura romantica o impressionista. Mi piace pensare ai miei film come dipinti di sentimenti, che combinano paesaggi e personaggi. In tutti i miei film mi piace dire a me stessa che i paesaggi provano le stesse cose dei personaggi. Cerco di trovare collegamenti tra questi due mondi. Per quanto riguarda i miei riferimenti cinematografici, ci sono ovviamente Antonioni e Gus Van Sant. Nel campo della fotografia posso parlare di Wolfgang Tillmans, e nella pittura di Peter Doig. Per me, il paesaggio e i cambiamenti di luce sono importanti quanto i personaggi. Sono cresciuta nel sud della Francia e penso che gran parte della mia immaginazione si sia sviluppata da lì. Sono cresciuta con una certa luce; il Mar Mediterraneo non era lontano, c'era molta natura e cielo. Il mare è presente in tutti i miei film.

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(Tradotto dal francese)

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