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CANNES 2021 Un Certain Regard

Valdimar Jóhannsson • Regista di Lamb

"Puoi definire Lamb un 'film di genere', ma per me è una poesia visiva"

di 

- CANNES 2021: Il regista islandese dimostra che, nonostante quello che si può pensare, non potremo mai controllare davvero Madre Natura

Valdimar Jóhannsson  • Regista di Lamb
(© Bjarni Eriksson)

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intervista: Valdimar Jóhannsson
scheda film
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proiettato nella sezione Un Certain Regard di Cannes, una coppia senza figli, Maria e Ingvar (Noomi Rapace e Hilmir Snær Guðnason) non sono più improvvisamente senza figli, e questo è solo l'inizio dei loro problemi. Con l'arrivo del fratello fannullone di Ingvar, devono combattere per ciò che apparentemente li rende felici, mettendo in discussione la loro nuova situazione. Abbiamo parlato con il regista del film, Valdimar Jóhannsson.

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Cineuropa: La maternità è un ottimo soggetto per i film che si dilettano un po' nel soprannaturale. C'è qualcosa di primordiale in questo.
Valdimar Jóhannsson: Noomi, era solo Maria durante l'intera ripresa - sempre concentrata. Entrambi erano veramente coinvolti nel film. Tutti dicono sempre che questa è la sensazione più forte che ci sia. È vero: c'è questo legame tra una madre e un bambino che è semplicemente speciale, ma volevo mostrare anche al padre, Ingvar.

Non riveli troppo la storia di questa coppia. Come mai? Parlano del loro trattore e delle faccende quotidiane, ma non affrontano mai veramente il loro dolore.
I miei nonni erano allevatori di pecore, con loro ho passato gran parte della mia infanzia, perché abitavamo nelle vicinanze. Avevano una fattoria e la loro relazione era basata su tanto rispetto e amore. Hanno fatto tutto insieme; non si sapeva quale fosse il "lavoro dell'uomo" e quale fosse quello della donna. Penso di avere avuto questo in mente quando ho creato la storia. Maria e Ingvar, vivono una vita di routine, ma si rispettano a vicenda, questo è il punto. Maria è dolce, ma può anche essere fredda e risoluta, e Ingvar è disposto a fare quasi tutto per sua moglie. Spero che le persone possano comunque rendersi conto che comunque qualcosa non va, visto che hanno subito una perdita significativa in passato. Io e Sjón, il mio sceneggiatore [e autore di fama internazionale], abbiamo deciso di avere pochi dialoghi - le persone cercano sempre di leggere la mente degli animali e di capire cosa provano, e ho pensato che sarebbe stato interessante fare lo stesso con le persone.

I tuoi produttori, Hrönn Kristinsdóttir e Sara Nassim, hanno affermato che ci è voluto un po' di tempo per trovare una fattoria così isolata. Ovunque guardi, non c'è proprio niente lì!
In Islanda, durante la stagione degli agnelli, abbiamo due ore di buio: siamo sempre svegli. Questo periodo di tempo diventa tipo un sogno dopo un po'. Non saprei, forse volevo solo che la natura fosse come un personaggio nel film? Quando sei così isolato, è probabilmente più spaventoso essere in grado di vedere tutto - quando è buio, non sai cosa si nasconde là fuori. C'è qualcosa di misterioso nel vedere. Si può avere più paura quando c’è luce.

È quasi divertente quanto velocemente tutti accettino la nuova situazione, che non riveleremo - anche il fratello di Ingvar. Perché  non hai voluto che non lo mettessero in dubbio di più ?
Ho immaginato che sarebbe andata così. Se qualcuno entrasse nella tua vita in quel modo, lo accetteresti molto rapidamente, anche se è così strano. Inoltre, il fratello fa cose che il pubblico potrebbe non approvare necessariamente. Ma era importante che avesse una possibilità di piacere al pubblico. Non volevo averlo come qualcuno di cattivo, che respingi immediatamente. Commette errori, ma sono pur sempre una famiglia. Passavo molto tempo con gli allevatori di pecore, e quando nasce un agnello o un qualsiasi animale e c'è qualcosa che non va, non lo lasciano vivere. In un certo senso, è quello che succede con Pétur. La sua reazione iniziale è comprensibile, in quanto deriva da quanto fatto da secoli.

Ti fa pensare anche a come trattiamo la natura in generale: prendiamo e basta. Siamo acquirenti, proprio come questa coppia.
Pensiamo di essere i dominatori di tutto, ma siamo così piccoli e insignificanti! Non riusciremo mai controllare la natura, non completamente. Questo aspetto della storia non era davvero pianificato, ma sono contento che le persone ci pensino mentre guardano il film: è un argomento così importante in questo momento. La domanda rimane: "Cosa faremo del nostro futuro?"

Questo è un racconto così classico, con un solo elemento surrealista, e penso che sia un bene che sia semplice così. Abbiamo sempre voluto fare un film d'essai, anche se abbiamo preso parte ad alcune iniziative di genere per finanziare Lamb. Tante persone mi chiedono se ora sono un fan dell'horror. Ma non l'ho visto come un horror. Puoi chiamarlo un "film di genere", ma per me è una poesia visiva.

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(Tradotto dall'inglese da Alessandro Luchetti)

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