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Italia

Laura Luchetti • Regista di Nudes

“Diseducazione al rispetto della sfera personale altrui e incapacità di gestire sentimenti come rabbia e gelosia: una bomba a orologeria”

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- La regista di Fiore gemello ci parla del suo debutto nella serialità, con l’adattamento di un format norvegese sul tema spinoso del revenge porn. Su RaiPlay dal 20 aprile

Laura Luchetti  • Regista di Nudes

Tratta dall’omonimo teen drama norvegese, Nudes è la prima serie italiana sul revenge porn, prodotta da Bim Produzione con RaiFiction, e disponibile in esclusiva sulla piattaforma RaiPlay dal 20 aprile. La serie raccoglie le storie di tre adolescenti che si ritrovano a fare i conti con la divulgazione online delle proprie immagini private. A dirigere i 10 episodi è la regista romana Laura Luchetti, autrice dell’apprezzatissimo Fiore gemello [+leggi anche:
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e del corto in stop motion Sugarlove, vincitore del Nastro d’Argento.

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Cineuropa: Il revenge porn è un fenomeno che i giovani conoscono molto bene, gli adulti invece meno. Come ne è venuta a conoscenza e come si è documentata per il film?
Laura Luchetti: Ne ho sentito parlare per la prima volta leggendo sul giornale del suicidio di una ragazza: pensavo fosse un caso isolato. Quando invece il produttore Riccardo Russo mi ha proposto questo lavoro, perché si era innamorato del format norvegese, ho cominciato a documentarmi: ho parlato con un analista che tratta i ragazzi e, soprattutto, avendo in casa un’adolescente (mia figlia di 16 anni), ho cominciato a farle domande e ho scoperto che era un fenomeno più diffuso di quanto pensassi, che va dalla pubblicazione di una foto qualsiasi senza il tuo consenso, che è una prima appropriazione indebita della tua vita, a una vera e propria violazione della fiducia. L’idea che mi sono fatta è che ci sia una diseducazione al rispetto della sfera personale e sessuale altrui: si può pubblicare tutto. Inoltre, c’è un’incapacità di gestire sentimenti come la rabbia, la gelosia, si gestiscono facendo “dispetti”, senza calcolare le conseguenze. Il fatto che un mezzo così veloce e l’arena dei social siano messi in mano a ragazzi non indirizzati bene riguardo alla propria sfera emotiva, è una bomba a orologeria.

Come si è approcciata alle tre diverse storie?
Le tre storie sono distinte fra loro, per tono e ambientazione. Sono come tre mini film: i personaggi non si incontrano mai, e hanno anche tre età diverse, tra i 16 e i 18 anni, fino alla più piccolina, di 14 anni. L’episodio di Ada (Anna Agio) è quello in cui mi sono presa più libertà autoriali: è una storia sulla purezza e l’insicurezza femminile di quella età, quando il complimento di uno sconosciuto ti può portare ad azioni sbagliate. Il mio approccio è stato naturalistico, istintivo, poco accademico e un po’ punk. Ho lavorato tantissimo con i ragazzi: cerco sempre di sapere chi sono loro e di tirar fuori le loro emozioni, piuttosto che appiccicargli un personaggio addosso. Poi cerco di non riprenderli dall’alto della mia età, entro nella mischia, che è la parte del lavoro che mi piace di più: nelle scene alle feste, sia io che la DoP Sara Purgatorio eravamo lì a ballare con loro. Tranne pochi casi, come Nicolas Maupas (Vittorio) e Fotinì Peluso (Sofia), erano tutti esordienti: 18 ragazzi alla loro primissima esperienza su un set.

In che modo la serie norvegese è stata adattata alla specificità italiana?
La serie norvegese è più pudica, si parla di video che non si vedono mai. Io invece sono andata sulla pelle, sul sudore di questi ragazzi, mi sono sporcata le mani, se c’era un video bisognava vederlo, stessa cosa per un rapporto sessuale. C’è poi la parte passionale, che è una linea narrativa pura. Quella di Vittorio, che è carnefice ma anche vittima della sua famiglia e delle sue pulsioni che non sono state mai educate, è una storia di passione, e noi lo mostriamo. Inoltre, i nostri sceneggiatori hanno messo un faretto su un elemento importante: il gruppo, la famiglia, le relazioni, da cui chi è vittima di revenge porn tende a staccarsi, isolandosi. La nostra versione è più sensuale e si sporca di più con la vita degli adolescenti dal punto di vista emotivo. Ho avuto la libertà di andare un pochino oltre, dietro le porte chiuse, e per questo ringrazio i miei produttori. Abbiamo aggiunto anche molte cose, e improvvisato. C’è ad esempio il ruolo del Prof. Mori (Luciano Scarpa), che nell’originale non era così sviluppato e che io ho voluto fortemente: è questo adulto/non adulto, molto caldo ed empatico, che è l’unica persona che vuole aiutare Ada, ma lei lo rifugge.

C’è un’attenzione particolare dell’audiovisivo verso i giovani: nei prossimi due giorni, escono sulle piattaforme italiane ben tre produzioni rivolte a loro (Nudes, Non mi uccidere [+leggi anche:
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, Zero). Anche il suo prossimo film avrà come protagonista un’adolescente.
I giovani hanno così tanto da raccontare, e sono anche il pubblico più vivace, vorace e curioso. Il mio prossimo film è un progetto a cui tengo moltissimo, è un adattamento molto personale di una novella di Cesare Pavese, La bella estate. Siamo a Torino nel 1938, alle soglie della guerra, e la protagonista di 16 anni cerca di scoprire chi è veramente e il suo orientamento in amore: un romanzo di formazione sensuale che la porterà dall’estate dell’insicurezza all’estate della certezza. Potremmo cominciare le riprese già tra un paio di mesi.

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