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Spagna

Ángeles Hernández e David Matamoros • Registi di Isaac

"Tutto ciò che accade nel film lo abbiamo vissuto"

di 

- Abbiamo parlato con i produttori spagnoli, che hanno debuttato come registi di lungometraggio con un dramma di personaggi in pieno tour festivaliero

Ángeles Hernández e David Matamoros • Registi di Isaac

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è il primo lungometraggio di due produttori esperti come Ángeles Hernández (El año de la plaga [+leggi anche:
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) e David Matamoros (Vulcania [+leggi anche:
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), di Zentropa International Spain. Il film è in concorso in questi giorni all’International Film Festival of India (IFFI) di Goa, e per l’occasione abbiamo posto loro alcune domande.

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Cineuropa: Perché avete scelto l’opera di Antonio Hernández Centeno per il vostro debutto come registi? Cosa vi ha fatto entrare in contatto con essa?
David Matamoros:
Le piccole coincidenze a volte fanno prendere una svolta inaspettata alla tua vita. Succede nei primi tre minuti di Isaac ed è successo a noi: Antonio ci ha passato il testo di un’opera teatrale che aveva diretto qualche anno fa, e ci siamo visti riflessi in quei quattro personaggi che vagano nella vita alla ricerca del suo significato. Abbiamo pensato che molte persone si sarebbero viste riflesse negli argomenti che affronta, che avrebbe sfatato alcuni miti che ci perseguitavano. Così abbiamo deciso di provare ad acquisire i diritti affinché altri registi lo portassero a termine. Ma il caso ci ha portato anche a pensare di dirigerlo noi stessi: in quel caso, dovevamo portarlo nel nostro territorio, nello spazio conosciuto delle storie che abbiamo vissuto, per essere il più onesti possibile con il racconto. Tutto ciò che accade nel film lo abbiamo vissuto.

La messa in scena di Isaac è piuttosto elegante... Avete dei maestri per questo particolare aspetto?
Ángeles Hernández: Lavorare con Lars Von Trier è un'ottima scuola e ti fa ammirare ciò che riesce a fare. Quindi una delle sfide più grandi è stata prendere la visione che avevamo nella nostra testa e metterla sullo schermo. Abbiamo lavorato con molti riferimenti. Abbiamo incontrato Gina Ferrer, la direttrice della fotografia: abbiamo cercato di spiegare il più possibile in ogni inquadratura, senza nulla di gratuito, e in modo sottile, concentrandoci sui personaggi, mettendoci al servizio della storia. Ci sono molti registi che ci appassionano, come Víctor Erice, ma penso che il più grande riferimento nel film sia 45 anni [+leggi anche:
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Q&A: Andrew Haigh
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di Andrew Haigh.

In Isaac vengono affrontati temi controversi, come la maternità surrogata... Qual è la vostra posizione al riguardo?
Á.H.:
Il cinema e la televisione si trovano ad affrontare la sfida di esplorare i numerosi problemi, scenari e problemi che la maternità solleva oggi; e anche il ruolo degli uomini e delle donne nella società odierna. La maternità surrogata ne è un esempio; ma abbiamo anche bisogno di più storie di maternità queer, riflettere sui modelli genitoriali, il tabù dell'allattamento al seno e delle madri che si sacrificano, sul voler fare carriera combinandola con la famiglia… Ogni donna che vuole avere figli dovrebbe averli e chi non li vuole non dovrebbe, dal momento che non ne hai bisogno per realizzarti come persona.

Avete lavorato molto nella produzione... Questa esperienza vi ha aiutato a essere più concisi dietro la macchina da presa?
Á.H.:
È probabile. Abbiamo sempre sostenuto che il lavoro del produttore è creativo quanto quello del/la regista, e passiamo molte ore a sviluppare progetti e a fornire soluzioni creative, sia a problemi economici che narrativi: è una bella palestra. E abbiamo avuto la fortuna di collaborare con registi dai quali si può imparare molto, come Isaki Lacuesta, Lucile Hadzihalilovic e lo stesso Trier: siamo appassionati (e ossessivi) e impariamo sempre da loro. Penso che raccontiamo storie da quando abbiamo iniziato, anche se dal lato produttivo. E ora siamo abbastanza sicuri da fidarci della nostra stessa voce e siamo abbastanza sereni da sapere cosa stiamo narrando.

Che percorso ha avuto il film dopo la sua prima a Malaga, il suo passaggio all'Atlàntida Film Festival e ora la sua partecipazione in concorso a Goa (India)?
D.M.:
È uno degli anni più complessi che ricordo: ci ha fatto riflettere sull'effimero e sulla nostra fragilità; non possiamo prendere nulla per certo. La riduzione dei titoli nei festival ha fatto sì che molte proposte siano cadute: Isaac è stato estromesso da due festival di classe A, quando la loro programmazione è passata da 500 titoli a 30. Ma abbiamo la fortuna di poter essere all’IFFI-Goa, un’altra competizione di classe A della FIAPF. Malaga è stata molto importante per noi: il primo festival che si celebrava dopo il lockdown! FICG Guadalajara è un’altra manifestazione a cui poter partecipare è un grande onore. Abbiamo vinto l'Iguana d'Oro al miglior regista e al miglior attore per Iván Sánchez al FICPV, sempre in Messico. Tel Aviv ci ha trattati molto bene. E ovviamente Atlàntida, con una programmazione incredibile.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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