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ROMA 2020

Aleem Khan • Regista di After Love

"Sono cresciuto in una famiglia di razza mista e non sapevo davvero dove inserirmi nella società"

di 

- Cineuropa ha incontrato Aleem Khan per parlare del suo film di debutto, After Love, che ha ricevuto il label di Cannes 2020

Aleem Khan • Regista di After Love
(© Mark Senior)

Nato e cresciuto nel Kent, Aleem Khan è uno scrittore e un regista di origine anglo-pakistana. Con il suo film di debutto, After Love [+leggi anche:
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, esplora le proprie origini attraverso la storia di due donne europee, una a Dover e l’altra a Calais, che stanno lottando per superare la morte di un uomo musulmano. Dopo che il suo cortometraggio Three Brothers ha ricevuto una candidatura ai BAFTA come miglior corto britannico nel 2015, After Love ha ricevuto il label del Festival di Cannes 2020 alla Settimana Internazionale della Critica, ed è stato recentemente proiettato sia al BFI London Film Festival che alla Festa del Cinema di Roma.

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Cineuropa: Come è nato il film After Love?
Aleem Khan: L’idea nasce dal voler esplorare qualcosa della mia identità: sono cresciuto in una famiglia di razza mista e per questo non sapevo davvero dove inserirmi nella società. Mia madre si è convertita all’Islam per stare con mio padre; è una musulmana bianca. Credo che quando avevo intorno ai 19 anni sia avvenuto questo momento di transizione, in cui stavo lottando con la mia identità e la mia sessualità, e anche mia madre stava lottando con le scelte che aveva fatto per mio padre. Dunque vi era questo desiderio di esplorare la questione dell’identità e come noi la costruiamo. Non è soltanto come noi costruiamo le nostre identità o come troviamo la nostra identità; ma per chi la costruiamo.

I personaggi centrali sono due donne bianche, entrambe hanno una relazione molto diversa con un uomo musulmano che impariamo a conoscere attraverso i ricordi che hanno di lui. Perché ha deciso di raccontare la storia in questo modo?
Non volevo realizzare un film che parlasse di un musulmano bianco o di religione. Soprattutto perché spesso vediamo molti programmi televisivi in cui vi sono personaggi musulmani, e il fatto di essere musulmani è la sola caratteristica che sembra essere totalizzante per quanto riguarda il modo in cui vengono rappresentati. Mentre la religione è soltanto una parte delle nostre vite, abbiamo anche altre identità e altre sfaccettature. Il film parla di questi personaggi. Innanzitutto parla di una donna che perde il marito, il che ci fa chiedere: cosa rimane di noi stessi quando la nostra altra metà, la persona su cui abbiamo incentrato la nostra vita, non è più qui? Nel caso di Mary, si è convertita all’Islam, ha imparato a cucinare, ha imparato una nuova lingua, è diventata un’altra persona, e quindi la morte del marito la conduce a una crisi esistenziale. Poi scopre questa donna francese che ha avuto un figlio da suo marito, e pensa: “Perché ho fatto tutto questo per lui?”.

Queste due donne hanno un legame attraverso quest’uomo, ma sembrano molto diverse quando le incontriamo per la prima volta.
Genevieve e Mary sono persone diverse, ma in sostanza, sono uguali. Entrambe devono scendere a compromessi per portare avanti una relazione.

L’inquadratura del film sembra ampliarsi man mano che conosciamo maggiormente le due donne. Può spiegare l’idea che vi è alla base?
Iniziamo con un primo piano, con questa immagine della scogliera, e secondo me, siamo talmente vicini da non poter capire completamente cosa sia. Alla fine del film, vediamo l’intera immagine. Volevamo sviluppare idee e tematiche utilizzando l’inquadratura. All’inizio, Mary è sempre al centro; riprendiamo dal suo punto di vista e ascoltiamo fuori campo il dialogo degli altri personaggi. Tuttavia man mano che Mary diviene sempre più integrata nella famiglia di Genevieve e di Solomon, questi personaggi cominciano ad entrare sempre di più nell’inquadratura, e c’è uno spostamento verso Solomon e Genevieve. Quindi, nel terzo atto, ogni personaggio ha il suo momento.

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(Tradotto dall'inglese da Ilaria Croce)

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