email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

LANZAROTE 2019

Maya Kosa e Sérgio da Costa • Registi di L'Île aux oiseaux

"Funzioniamo per contraddizione, e questo diventa assurdo"

di 

- Maya Kosa e Sérgio da Costa presentano alla nona edizione della Muestra di Lanzarote il loro bellissimo documentario L'Île aux oiseaux, una favola ecologista e poetica

Maya Kosa e Sérgio da Costa • Registi di L'Île aux oiseaux

Maya Kosa e Sérgio da Costa, registi della produzione svizzera L’Île aux oiseaux [+leggi anche:
recensione
trailer
intervista: Maya Kosa e Sérgio da Costa
scheda film
]
, non sono presenti alla Mostra di Lanzarote, dove il documentario è stato proiettato questa settimana. A causa delle loro convinzioni ecologiste, preferiscono non viaggiare in aereo, ma hanno accettato di rispondere alle domande di Cineuropa online.

Cineuropa: Cosa vi ha attratto così tanto dell'affascinante mondo degli uccelli per decidere di girare un film su di loro e come avete trovato questo posto dove si curano gli uccelli?
Maya Kosa:
Nel 2013, con amici, abbiamo vissuto in una casa abbandonata in un quartiere residenziale di Ginevra. Avevamo un grande giardino dove piante e alberi crescevano liberamente, il che attirava molti uccelli. Curiosi di questi nuovi vicini, di cui non sapevamo nulla, abbiamo deciso di acquistare una guida e un binocolo per avvicinarci a loro. È così che siamo entrati nel loro mondo, infinitamente complesso e bello.
L'idea di girare un film è nata più o meno nello stesso periodo, in seguito alla scoperta, in questo stesso giardino, di un rondone ferito. Non sapendo cosa fare con questo uccellino migratore, abbiamo cercato su Internet un posto dove potesse essere curato. È stato grazie a questo uccellino che siamo approdati al Centro ornitologico e di riabilitazione di Genthod, situato vicino all'aeroporto di Ginevra.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Perché avete deciso di utilizzare la voce fuori campo per la narrazione?
M.K.: L'idea della voce fuori campo era presente sin dall'inizio, ma ha assunto la sua forma definitiva al termine di un lungo processo di montaggio. All'inizio, avevamo chiesto ad Antonin, il personaggio principale, di tenere un diario in parallelo con il suo addestramento con Paul, l'allevatore di topi. Doveva raccontare la sua esperienza lì. Non abbiamo scoperto ciò che Antonin aveva scritto in questo diario fino all'inizio del montaggio ed era molto lontano dal personaggio composto dalle immagini. Pertanto non abbiamo tenuto nulla dei suoi testi. Tuttavia, come ha detto Antonin, scrivere questo diario gli ha permesso di essere anche questo personaggio al di fuori delle riprese e, quindi, di rafforzarlo. La scrittura, ogni sera, era come una sorta di estensione dell'esperienza che aveva avuto durante il giorno. Al momento della stesura della voce fuori campo, alla fine del montaggio, l'uso della prima persona nella narrazione è stato conservato. Al di là dell'esperienza intima del luogo, è stato necessario camuffare una serie di informazioni sul funzionamento del centro e, al contrario, integrare gli elementi necessari per la progressione del racconto, come ad esempio il legame tra Antonin e Paul, Antonin ed Émilie la veterinaria, o ancora Antonin e il gufo.

Uccidere per salvare e mangiare gli altri... Viviamo su questo pianeta in pura contraddizione?
Sérgio da Costa: L'esistenza stessa di questo centro ornitologico indica una contraddizione molto umana: mentre facciamo del male agli uccelli, li salviamo. Funzioniamo per contraddizione, e questo diventa assurdo.

La paura della libertà, di lasciare la propria zona di comfort, è un altro tema del film. Siamo in grado di rinunciare alla libertà per la sicurezza?
S.C.:
Penso che siamo costantemente lacerati da sentimenti e desideri contrastanti. Combattiamo internamente tra interesse e volontà. Quando le minacce sono troppo forti e ci manca la fiducia, cerchiamo sicurezza. Per vivere in libertà, devi essere forte o sentirti parte di un ambiente gentile e solidale. Gentilezza e solidarietà sono forse le cose che più ci mancano oggi.

Considerate il film come un'opera ecologista o preferite che il pubblico scopra da solo i suoi molteplici strati e sfumature?
S.C.:
Speriamo di suscitare domande da parte dello spettatore, in relazione ai diversi strati tematici del film. Uno di questi è ovviamente l'ecologia, che trattiamo da un punto di vista più filosofico che scientifico. Il film è una specie di favola ecologica che, speriamo, non trasmette un discorso chiuso e che ha la capacità di provocare una crisi esistenziale in ognuno di noi.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Leggi anche

Privacy Policy