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VENEZIA 2018 Orizzonti

Sarah Marx • Regista

“Il mio metodo di ripresa fa sì che accadano eventi fortuiti”

di 

- VENEZIA 2018: Abbiamo incontrato la francese Sarah Marx per discutere del suo film di debutto, K Contraire, storia di un giovane uomo che esce di prigione, in concorso nella sezione Orizzonti

Sarah Marx  • Regista

Il film di debutto della regista francese Sarah Marx, K Contraire [+leggi anche:
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, storia di un giovane uomo che esce di prigione, è in concorso nella sezione Orizzonti del Festival del Cinema di Venezia. Marx ha realizzato precedentemente il cortometraggio Fatum nel 2012.

Cineuropa: Quali sono le origini del film?
Sarah Marx:
Due anni fa ho realizzato un film che si svolgeva in una prigione a Nanterre, in Francia. Per un anno ho seguito otto detenuti che stavano prendendo parte a un laboratorio teatrale in prigione: è stato allora che ho deciso di fare il film sulla storia di un ragazzo che sta uscendo dal carcere e dei suoi problemi con la reintegrazione nella società.

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Ciò che è degno di nota nella storia narrata di Ulysse (Sandor Funtek) è che la sua vita fuori è come un’altra prigione.
È esattamente questo. Quando Ulysse lascia il carcere, trova un’altra prigione. Sua madre soffre di depressione e lui cerca di ottenere aiuto dai servizi sociali, cosa che è una lotta di per sé e una grande responsabilità per una persona giovane. Il mondo fuori inoltre è estremamente violento. C’è qualcosa di più facile nella sua vita quando è in carcere rispetto a quando è “libero”.

La macchina da presa resta sempre molto vicina all’azione; perché ha voluto riprendere in questo modo?
Il metodo di ripresa che utilizzo deriva dal mio background di regia di video e clip musicali pop. C’è libertà nel riprendere in questa maniera, ed è più vicina alla realtà. Fa anche sì che accadano eventi fortuiti, e sono tali eventi nella scena che finiscono ad essere più simili alla vita reale. Credo che quando s’inquadra, con il tempo necessario a impostare le riprese, si eliminano le emozioni dalla scena.

Sembra che nel film ci sia una grande influenza musicale generale e hip-hop.
Ho 35 anni, quindi quando negli anni ’90 l’hip-hop era al suo apice ero un’adolescente, e su di me ha avuto una forte influenza. Se guardi come è stato realizzato questo film puoi collegarlo all’hip-hop sia nel flusso che nell’energia dei personaggi sullo schermo, e dal fatto che i produttori del film sono una band hip-hop chiamata La Rumeur. Tutto è collegato alla musica nel film. La scena principale è ambientata in un festival di musica elettronica. Quando fai hip-hop i musicisti hanno bisogno del flusso e di un microfono; quando fai un film gli attori hanno bisogno del flusso e della macchina da presa.

Nel film interroghi complicate questioni sociali: una riguarda l’utilizzo di droghe, sia in contesti ricreativi che medici. Cosa ci può dire in merito?
La droga nel film, la ketamina, oggi è un tema caldo dato che viene usata come una cura alla depressione ma anche da molti giovani nei club, aiutandoli a connettersi con le proprie sensazioni. In un caso lavora come un antidoto e nell’altro come un inebriante. Volevamo esplorarlo.  

Quanto è importante per lei esplorare questioni sociali nel suo cinema?
Per me è importante realizzare film che parlano dei giovani, spesso non rappresentati dal cinema francese. Persone reali come Ulysse per me sono eroi.

Il suo nome è un chiaro riferimento a Omero, e all’inizio lui legge perfino una poesia; perché l’ha fatto?
È un’odissea contemporanea, perciò ho voluto usare questo nome.

Che dire del finanziamento e della veste del film?
È stato difficile trovare fondi perché è un film di piccola statura. La realizzazione è costata €800.000 ma non volevo più di questo, perché quando racconti la storia di una lotta così personale devi anche raccontare la storia in maniera modesta per connetterti con gli spettatori che sono simili ai personaggi ritratti.

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(Tradotto dall'inglese da Gilda Dina)

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