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Incontri Film Conference 2022

Rapporto industria: Produrre - Coprodurre...

Fondi pubblici e piattaforme: collaborare è possibile?

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Incontri#11 ha ospitato un panel in cui produttori e rappresentanti di fondi pubblici hanno riflettuto insieme su come relazionarsi con i giganti dello streaming riguardo al finanziamento delle opere

Fondi pubblici e piattaforme: collaborare è possibile?
Un momento del panel

È possibile, se non necessaria, la collaborazione tra fondi pubblici e piattaforme di streaming ai fini del finanziamento di opere audiovosive? Se lo sono chiesto i partecipanti al panel “Public Film Funding at a Crossroads”, ospitato a Merano (Alto Adige) da Incontri, la film conference organizzata da IDM-Film Commission Südtirol, la cui 11ma edizione si è svolta dal 26 al 29 aprile. Il dibattito, che ha preso il nome dall’omonimo report sul finanziamento pubblico pubblicato di recente dalla svedese Film i Väst, e presentato a Merano dal suo autore Tomas Eskilsson (per saperne di più leggi l’intervista), ha visto produttori e rappresentanti di fondi pubblici confrontarsi su alcuni punti della ricerca, basata su più di 700 interviste a professionisti dell’audiovisivo, condotte nel 2021. La domanda di base è: si può “dormire con il nemico”?   

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“Quella degli streamer globali è una presenza positiva perché significa allargare il pubblico”, ha esordito Sergio Garcia de Leaniz, project manager di Eurimages, “anche se sarebbe interessante conoscere i dati dell’impatto di tale esposizione sul pubblico, ad oggi sconosciuti. Questa è una cosa che andrebbe discussa”. E ha specificato: “Ci sono due elementi che vogliamo preservare in questa coesistenza: l’uscita nelle sale nei paesi coproduttori come prima finestra, e che l’IP e il controllo creativo rimanga nelle mani dei produttori indipendenti. Sulla base di queste condizioni, siamo disposti a discutere caso per caso”.

“Per noi un film è per sua natura un progetto destinato alle sale, ma anche i contenuti concepiti interamente dagli streamer oggi hanno un’uscita theatrical”, osserva Iole Giannattasio, responsabile Attività internazionali, supporto legale e ufficio studi presso la DG Cinema e audiovisivo del ministero della Cultura italiano. “Stiamo adattando le nostre norme per stare al passo con i nuovi modelli di business e di distribuzione, ma una cosa è certa: non si può non cooperare con gli streamer”. E ha ricordato: “Nel 2015 abbiamo creato il tax credit per supportare i produttori indipendenti consentendo loro di trattenere l’IP ed essere più liberi creativamente al cospetto dell’emittente di servizio pubblico. Oggi la tv pubblica è un player piccolo rispetto alle piattaforme. Resta importante che il contenuto creato per uno streamer o una tv sia creativamente indipendente, e questo può succedere solo se il produttore ha qualcosa da mettere sul tavolo”.

Diverso è il parere del produttore tedesco Henning Ferber, di Henning Ferber Filmproduktion: “Le piattaforme sono compagnie commerciali che commissionano contenuti, non dovrebbero essere finanziate perché il loro business model si basa sugli abbonamenti. L’obiettivo dei finanziamenti pubblici è far sì che i film vengano fatti, e le piattaforme non hanno bisogno di soldi pubblici per produrre film, nemmeno quelli locali”.

“Il punto da discutere è cosa sia pubblico. Ciò che è pubblico appartiene a me, è qualcosa che mi rende orgoglioso di essere italiano”, mette in chiaro Marco Alessi, CEO di Dugong Films. “La questione è se sei orgoglioso di dare il 40% di tax credit a Netflix: io lo sono se il film è di pubblico interesse, se ha un valore culturale. La discussione è aperta, ma una cosa è certa: il nostro scopo è diverso dal loro, il loro scopo è aumentare gli abbonati”.

“Come fondo regionale abbiamo supportato progetti in cui erano coinvolti gli streamer, ed è una grande responsabilità”, precisa Birgit Oberkofler, direttrice della Film Commission IDM Südtirol. “L’aspetto culturale è importante, certo, ma un progetto deve anche avere i suoi spettatori, poiché si tratta di soldi pubblici. Bisogna essere aperti, flessibili e andare nella direzione del mercato. Quello che facciamo noi è riunire piccoli produttori, fondi di sviluppo e player globali, perché abbiano accesso a cose nuove, eccitanti, a cui non avrebbero accesso senza il nostro aiuto”.

Una riflessione, infine, da parte di Tomas Eskilsson, responsabile della strategia presso Film i Väst e, lo ricordiamo, autore del report. “È importante capire la diversità”, sottolinea. “Prendiamo l’Europa dell’Est. La maggior parte dei produttori intervistati avrebbe voluto che le piattaforme arrivassero l’indomani stesso, per sopravvivere e per ragioni creative e artistiche. Non tutti i paesi sono così aperti e democratici: gli streamer a volte offrono migliori opportunità di raccontare la tua storia senza vincoli o limitazioni politiche”.

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