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“La televisione non è più la sorella minore del cinema”

Rapporto industria: Serie

Domingo Corral • Direttore di Produzione Originale di Movistar+

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SAN SEBASTIÁN 2017: Abbiamo parlato con Domingo Corral, direttore di produzione originale di Movistar+, al festival basco, che ha proiettato quest'anno le serie tv La peste e Vergüenza

Domingo Corral • Direttore di Produzione Originale di Movistar+

Domingo Corral guida da due anni il dipartimento di produzione originale di Movistar+ e si cominciano già a vedere i frutti dei progetti che ha avviato. I primi due capitoli di La peste, serie diretta da Alberto Rodríguez (La isla mínima [+leggi anche:
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intervista: Alberto Rodríguez
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), sono stati inseriti nella sezione ufficiale –fuori concorso – del recente 65º Festival di San Sebastián, e Vergüenza, guidato da Juan Cavestany (Gente en sitios [+leggi anche:
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) e Álvaro Fernández Armero, è stato visto in Zabaltegi.

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Cineuropa: Qual è il bilancio della sua gestione finora?
Domingo Corral:
Siamo stati due anni alla ricerca di talenti, scrivendo, sviluppando e producendo. Ad oggi, il bilancio è molto positivo. La qualità delle serie che abbiamo iniziato a mostrare è molto alta: è la prima volta che una serie come La peste si trova nella sezione ufficiale di un festival come quello di San Sebastián. E La zona dei fratelli Sánchez-Cabezudo è stata selezionata per quello di Sitges.

A che punto sta la serie che ha diretto per voi Cesc Gay, un altro dei vostri prestigiosi registi?
È girata e in fase di montaggio: ho appena visto le prime due puntate. Si intitola Félix, il protagonista è Leonardo Sbaraglia e sarà piuttosto unica: tutte le serie che facciamo hanno personalità. Sono create da registi di talento e questo si riflette nel risultato.

Come ha coinvolto, ad esempio, Alberto Rodríguez per la regia di La peste?
Seguivo Alberto da quando girò 7 vírgenes [+leggi anche:
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e fino ad After [+leggi anche:
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, che non ha avuto il percorso commerciale che meritava, mi sembra meraviglioso. E quando abbiamo deciso di fare serie, il primo regista che mi è venuto in mente è stato lui. Ha girato La isla mínima quando stavamo già parlando di fare La peste. Alberto era in un primo momento scettico: in qualità di regista cinematografico, il formato della televisione non lo attirava e ho dovuto convincerlo dei vantaggi della TV oggi. Siamo rimasti e mi ha raccontato la sua idea sulla Siviglia del XVI secolo, la città più importante del mondo occidentale, con i suoi contrasti di ricchezza e miseria, e in preda a un'ondata di peste. Inoltre, voleva portare la cinepresa in strada, non nei palazzi. Ci sono voluti due anni di documentazione, scrittura e sviluppo fino ad arrivare qui: c'è molto impegno in La peste.

Cerca lo sguardo del regista di cinema?
Sì, ma Alberto forse è il più cinematografico dei nostri registi, perché i fratelli Sánchez-Cabezudo hanno fatto abbastanza televisione. Álvaro Fernández Armero pure, Cavestany invece no. Anche Carlos Theron ha già lavorato in tv: ora ha diretto per Movistar + Mira lo que has hecho, con Berto Romero come protagonista. Non si tratta tanto di passare da un mezzo all'altro, bensì di avere uno sguardo unico e proprio, il che ti permette, in un mondo in cui ci sono così tanti richiami audiovisivi, di distinguerti dalle altre offerte.

I festival di cinema includono le serie nella loro programmazione: i confini stanno sfumando?
Penso che si continuino a fare ottimi film, ma la televisione ha maturato molto narrativamente. Qui in Spagna, negli anni Ottanta, sono state girate grandi serie, dirette da registi cinematografici, ma era una cosa più sporadica; adesso è una tendenza diffusa: il confine tra cinema e televisione è sfumato. La televisione non è più la sorella minore del cinema: molti registi si rivolgono alla tv perché qui possono raccontare storie che non potrebbero narrare al cinema.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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