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“I film indipendenti europei in streaming perdono la loro forza emozionale”

Rapporto industria: Distribuzione, esercenti e streaming

Paolo Minuto • Distributore, Cineclub Internazionale

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Con il distributore indipendente italiano abbiamo parlato di mercati virtuali, sostegni statali e rischi del VOD per il cinema d’autore

Paolo Minuto • Distributore, Cineclub Internazionale

Cineclub Internazionale nasce come distribuzione indipendente nel 2012 in seguito all’esperienza dei cineclub a livello internazionale che Paolo Minuto ha vissuto fino al 2010, come Presidente della Federazione Internazionale dei Cine Club. “I film sono selezionati in coerenza con un’idea culturale che punta alla convergenza nello stesso film della qualità artistica e della forza emozionale del suo contenuto”, dice Minuto, che negli ultimi anni ha portato in Italia Styx [+leggi anche:
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di Meryem Benm Barek (migliore sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2018). 

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Cineuropa: Lei ha appena partecipato all’EFM di Berlino. Qual è la sua esperienza con i mercati virtuali degli ultimi mesi, causa pandemia?
Paolo Minuto: È chiaramente un compromesso seguire un mercato del film in forma virtuale, ma siamo professionisti e abbiamo imparato nel tempo ad adattarci a vedere un film anche in streaming, se necessario, pur essendo consapevoli che non si tratta della forma migliore per valutarlo. L’incertezza sul futuro, sui tempi della ripartenza dell’attività delle sale, e quindi di tutta la filiera, ha rallentato le acquisizioni di nuovi titoli, e ha influito negativamente più della versione virtuale dei mercati, ma comunque l’attività di ricerca e selezione non si è fermata.

Quali soni i rischi per la distribuzione dei film europei di qualità in Italia e nel mondo, ad un anno dalle chiusure delle sale, considerata l'evoluzione della fruizione del prodotto da parte del pubblico e il rafforzamento delle piattaforme digitali?
La distribuzione di film europei non nazionali in Italia, in tempi ordinari, risente delle strozzature del mercato della sala, che fanno sì che il nostro Paese sia tra i primi dieci al mondo per numero di schermi ma non per numero di spettatori. Troppe sale programmano lo stesso film e troppo poche sono libere di programmare film europei di qualità e indipendenti, anche in multi programmazione. In Italia esistono, però, degli esercenti straordinariamente intraprendenti e coraggiosi e la distribuzione di film di qualità europei si avvale di queste eccellenze. Ma devono crescere in termini di numero, ed è possibile che ciò avvenga alla riapertura post Covid grazie all’accresciuta consapevolezza che la libertà di programmazione sarà sempre di più essenziale per la sopravvivenza di una sala. Non credo che le chiusure prolungate abbiano fiaccato l’interesse del pubblico verso il cinema di qualità europeo e questo pubblico è consapevole che un film vada visto prima di tutto in sala.

I film indipendenti d’altra parte ricavano il loro maggior introito dalla sala, e poi lo sfruttamento in streaming trae vantaggio da quel passaggio. Le piattaforme più grandi propongono i film in modo confusionario e non possono e non vogliono coprire davvero tutta la produzione di film art-house indipendenti europei. Se andasse direttamente in streaming, la produzione di un film indipendente sarebbe economicamente insostenibile, oltre a tutti gli altri aspetti negativi: un film a casa non può rispettare i parametri tecnici e artistici voluti dal suo autore e quindi perde gran parte della sua carica emozionale, cioè l’essenza di ciò per cui vale la pena vederlo. Anche per questo ai Festival si chiede di presentare in anteprima dei film proiettati a regola d’arte su un grande schermo, questa è la loro funzione, guai a rendere permanente l’offerta di un intero programma festivaliero in streaming. La varietà e l’indipendenza della produzione e poi della distribuzione, che nell’arte significano libertà e democrazia, è dunque ciò che perderemmo anche in Europa se le medio-grandi piattaforme prevalessero sulle sale, impadronendosi sia della produzione sia dello sfruttamento. D’altra parte non esistono film da streaming a priori. La programmazione in streaming o in televisione è, ordinariamente, conseguenza di decisioni commerciali prese preventivamente.

Qual è la sua opinione sul fondo governativo da 25 milioni per le imprese di distribuzione che però sembra penalizzare i piccoli distributori?
La delibera di un Fondo di sostegno specificamente dedicato alle imprese di distribuzione cinematografica è stato un atto molto importante compiuto dal Governo e dal Ministero della Cultura, dal punto di vista del principio e dal punto di vista della sostanza concreta. Purtroppo però la ripartizione del Fondo non ha rispettato l’obiettivo originale di ristorare le perdite, ma ha operato secondo un criterio incomprensibile, basato sugli incassi lordi al cinema ottenuti dai singoli film distribuiti nel periodo di parziale riapertura durante la pandemia. Ed ha anche posto un limite minimo anziché massimo, come invece è previsto da tutti gli altri ristori in Italia e in Europa. Così proprio i distributori più danneggiati nel periodo più difficile, quasi tutti i più piccoli, sono stati esclusi da qualsiasi sostegno. Ci aspettiamo dunque al più presto un nuovo decreto che ponga rimedio a questa iniquità.

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